[schema type=”review” url=”CoPlaNet.it” name=”Tommaso Stio” rev_name=”Outlast” rev_body=”“Outlast contiene scene di violenza, sangue, contenuti di carattere sessuale e linguaggio esplicito.Buon Divertimento.”” author=”Tommaso “nDrake” Stio” pubdate=”2014-02-11″ user_review=”7.5″ min_review=”0″ max_review=”10″ ]
Tremate utenti PS4, Outlast è arrivato!
“Outlast contiene scene di violenza, sangue, contenuti di carattere sessuale e linguaggio esplicito. Buon Divertimento.” Questa frase, accompagnata da una breve introduzione, ci da il benvenuto in Outlast, dove vestiremo i panni di Miles Upshur, un reporter affamato di scoop e disposto a tutto pur di dare uno slancio alla propria carriera. Prima di iniziare però con la vera e propria recensione, vorrei precisare velocemente un paio di cose: io ho una gran paura degli horror, che si tratti di film o di videogiochi e non avrei mai dovuto incaricarmi di questo lavoro; mi sarei risparmiato qualche incubo.
Outlast si presenta come un Survival Horror, nel quale, per evitare di incorrere in violente morti dovremmo prestare attenzione, durante tutto il gameplay, al livello di carica della nostra videocamera e a caricarla opportunamente con le batterie che troveremo disseminate lungo il nostro percorso. Oltre questo elemento di cui ci dovremmo curare non vi è altro, poiché il protagonista potrà soltanto scappare o nascondersi, limitando così gran parte delle possibilità. Da bravi reporter la nostra videocamera sarà attrezzata con la funzione infrarossi, attivabile manualmente nei frangenti al buio, per registrare e testimoniare qualsiasi evento terribile all’interno di questo manicomio. Questo però non sarà altro che un espediente per costringere il giocatore ad utilizzare la videocamera; infatti, che voi registriate o meno, non cambierà niente ai fini della storia. Non solo, ma complessivamente non si può parlare di una storia vera e propria, perché questa si limiterà soltanto a fare da cornice agli eventi, senza intromettersi più di tanto; potremmo quindi a malapena stilare una lista di personaggi principali, secondari o antagonisti. Diciamolo pure senza troppi giri di parole: il gioco ha il solo scopo di spaventarci, tramite jump scares o improvvise colluttazioni in QTE oppure con “semplici” piccoli rumori, grida, lamenti che non faranno altro che alimentare un forte senso di ansia ed angoscia.
Outlast infatti punta proprio su quest’ultimo aspetto: l’ansia. La paura che qualcosa o qualcuno possa spuntare fuori o farci del male, in ogni instante, renderà l’atmosfera terribilmente pesante ed eviterà anche momentanei cali di attenzione da parte del giocatore. Elemento fondamentale in un horror, che si tratti di un film o di un videogame, è la musica; anche in questo caso infatti gioca un importantissimo ruolo a livello di coinvolgimento e non fa altro che amplificare le sensazioni trasmesse dal titolo. Faccio a meno di dirvi che, se volete provare un’esperienza con massimo coinvolgimento, dovete giocare Outlast al buio e con un bel Dolby Surround sparato dritto nelle orecchie. Insomma le musiche durante il gioco sono impeccabili, praticamente onnipresenti, con ottimi crescendo e suoni improvvisi. Più in generale, con riferimento ai rumori ambientali come i passi e porte/armadietti che si chiudono, il sonoro si avvale di campionature che vanno oltre la sufficienza, soprattutto quelle che riproducono il fiato e il grande spavento che il povero Miles proverà durante la sua sciagurata avventura. Adesso vorrei rivolgere un particolare elogio ai designer che hanno dato vita al progetto Outlast, perché sono riusciti nell’ardua impresa di rendere l’ambiente di gioco davvero sensazionale, degno di un’opera del maestro dell’horror Stephen King. Non solo hanno riproposto in chiave videoludica i vari cliché impiegati da ogni film dell’orrore che si rispetti, quali pozze o scritte col sangue e arti o budella sparse sul pavimento, ma sono stati anche capaci di sfruttare lo spunto narrativo offertogli dal manicomio; troveremo, ad esempio, malati autolesionisti e sedie a rotelle insanguinate. Ad una narrazione pressoché inesistente, non troppo chiara che si svolge unicamente attraverso pile di documenti scritti che troveremo durante il gioco e che lascia qualche dubbio anche dopo la fine, si aggiunge una longevità poco esaltante, che ruota attorno alle cinque-sei ore di gioco.
Outlast è un ottimo horror che nasce con lo scopo di spaventare e ci riesce in pieno. La storia che è stata tirata su dai Red Barrels senza troppe pretese fa soltanto da contorno ad un’avventura ben curata, movimentata e quasi mai banale o ripetitiva grazie al continuo senso di tensione. Se proprio volete mettere alla prova il vostro coraggio da videogiocatori anziché dormire sonni tranquilli, giocatevi pure Outlast.
Il Buono
- Svolge fin troppo bene il compito di Horror
- La storia è ben costruita..
Il Cattivo
- .. ma fin troppo banale
- Riprese della telecamera inutili







