Gotta fight’em all!
20 anni fa, se fossi nato in Giappone, avrei inserito nel mio Game Boy la cartuccia di quello che sarebbe stato uno fra i videogiochi più impattanti dell’ultimo secolo. Potrebbe suonare come un’esagerazione, e se così fosse allora significherebbe che non avete mai avuto il piacere di muovere un passo nelle regioni di Kanto, Johto, Sinnoh e via dicendo. Per i profani, sto parlando della serie di Pokémon, che debuttò nell’ormai lontano 1996 in Giappone (per arrivare successivamente in Europa solo nel 1999) con Pokémon Rosso e Pokémon Verde.
Quest’anno ha visto a partire dal mese di Febbraio una serie di iniziative da parte di Nintendo per celebrare il ventennale della serie, con il rilascio delle versioni di Pokémon Rosso, Blu e Giallo per Virtual Console della sua gamma portable, diversi eventi correlati e l’uscita di un titolo per Wii U che segna una svolta per la serie.
Sto parlando di Pokkén Tournament.
Sviluppato in collaborazione con Namco Bandai, il titolo offre la spettacolarità degli scontri fra Pokémon che si sono già potuti sperimentare nelle versioni per Game Boy e successivi sul piano del picchiaduro 3D. Inizialmente rilasciato per le sale giochi nipponiche, il porting per console disponibile dal 18 Marzo di quest’anno arriva con una veste grafica migliorata e nuovi contenuti esclusivi, permettendo un’immersione totale e completa nel mondo dei pocket monsters. Questa volta ci troveremo nella regione di Ferrum, dove gli scontri di Pokémon lasciano le Poké Ball al passato e abbracciano una sinergia totale fra allenatore e Pokémon attivo.

Dal punto di vista visivo il titolo raggiunge una fra le grafiche migliori viste fino ad ora su Wii U, con modelli dettagliati e fluidi dei 16 Pokémon che vanno a comporre la rosa di personaggi giocabili iniziale. La veste grafica del menù iniziale è tanto semplice quanto immediata, con sezioni ben definite e distinte fra loro. L’avatar che rappresenterà il giocatore durante le partite mantiene lo stile già visto nella serie animata e nei titoli più recenti, con ampie opzioni di personalizzazione, ma su questo dettaglio torneremo in seguito.
Le arene del gioco, sufficientemente varie ed eterogenee, avrebbero potuto essere fornite di maggiori dettagli nei background, che risultano talvolta essere scarni rispetto ad altri titoli del genere (primo fra tutti come paragone, il fratello maggiore Tekken prodotto dalla stessa Namco Bandai).
Le varie mosse dei Pokémon sono condite da effetti visivi e animazioni fluide e sgargianti, rendendo l’esperienza di gioco davvero coinvolgente ed entusiasmante, capaci di risvegliare il ragazzino che anni fa indicava al proprio Charizard di usare lanciafiamme sull’avversario.
Inoltre, ogni Pokémon ha una forma “speciale”, chi nella propria mega evoluzione chi in una versione potenziata, raggiungibile caricando la barra di sintonia con l’allenatore colpendo l’avversario o raccogliendo i power-up che di quando in quando compaiono a schermo. Questa capacità, della durata di pochi secondi, è capace di ribaltare le sorti di uno scontro ormai dato per concluso. Inoltre, ogni giocatore può scegliere una coppia di Pokémon di supporto predefiniti che possono influire sulla lotta con una serie di interventi di aiuto, intralcio, offensivi e difensivi, rendendo molto più strategiche le lotte in singolo e online.

Tecnicamente parlando, il titolo presenta un gameplay abbastanza immediato. Nasco Bandai ha specificato di aver tenuto come punto focale dello sviluppo la possibilità di aprire il titolo a chiunque fosse amante dei Pokémon, senza ridursi ad una élite ristretta di hardcore gamer. Tutto ciò senza tralasciare l’aspetto della competizione. Pokkén offre ogni strumento al giocatore per familiarizzare con i comandi e le varie combinazioni di mosse di ogni singolo Pokémon nell’apposita sezione di Allenamento (una, a parer mio, fra le meglio strutturate del genere). Come già citato poco fa, ogni Pokémon ha mosse diverse dagli altri, tutte rappresentanti al meglio la tipologia di chi le usa. Inoltre, poter vedere come si manifestano mosse quali “terremoto” e “verdebufera” è un’emozione davvero indescrivibile.
Il gioco supporta appieno il Game Pad Wii U, che diventa una vera e propria console nel caso di lotte multiplayer locali: lo sfidante farà riferimento allo schermo del controller mentre la lotta ha luogo, senza condividere lo schermo principale così che ogni giocatore possa seguire l’azione dal
proprio punto di vista. Questo dettaglio rappresenta le due modalità in cui avvengono gli scontri, i quali si alterneranno fra Duel Phase e Field Phase. La prima, più ravvicinata, assume i toni più concitati di un Tekken, mentre la seconda fa passare l’azione ad uno stile più similare alla serie di Naruto Shippuden (sempre prodotto da Namco Bandai), dove i Pokémon possono muoversi per l’arena per tutta la sua lunghezza e profondità sfruttando i propri punti di forza di mobilità e portata delle mosse. Il passaggio fra le due fasi avviene a seconda dei colpi più potenti inflitti, che se ben dosati possono davvero ribaltare la situazione.
Fra le modalità di gioco oltre al già citato allenamento si trovano il classico scontro singolo, online, un hub dove poter personalizzare il proprio profilo lottatore con una serie piuttosto ricca di scelte, e la modalità lega. Qui avrete una serie di sfide da superare in sequenza per salire i ranghi della lega e diventare il miglior allenatore della regione di Ferrum.
Purtroppo non ho avuto modo di provare approfonditamente l’online, ma per quel poco che ho visto matchmaking veloce e lag totalmente assente durante gli scontri lasciano ben sperare.
Detto ciò, il giocatore accanito e affezionato che è in me non riesce a frenare le dita sulla tastiera. Dato l’impatto iniziale del gioco, quello che più colpisce è la poca varietà del parco lottatori che il titolo offre. Indubbiamente un picchiaduro degno di tale nome trova in 16 personaggi iniziali un buon bilanciamento fra tipologie di approccio allo scontro, ma non dimentichiamo che i Pokémon ad oggi esistenti sono ben 722, quindi penso sia naturale chiedersi “perché non hanno inserito questo? Perché non quello?”, ma del resto non si sarebbe potuto accontentare tutti quanti.

Oltre al boss finale che non sto qui a svelarvi, ma vi invito a scoprire durante le vostre lotte, Nintendo non ha ancora annunciato alcun progetto di contenuti aggiuntivi scaricabili. Personalmente, non credo che sia finita qui, tutt’altro. Fra la lega di Ferrum in continua evoluzione ed il 2016 ancora lungo davanti a noi, si possono auspicare una serie di eventi a tema che renderanno Pokkén un’esperienza davvero unica.
Altro aspetto che rischia di minare la solidità del titolo può essere la poca variabilità di gameplay in single player. Dove il picchiaduro trova la propria linfa vitale nell’online, un titolo come Pokkén che ha le proprie radici nel GdR più classico, offre ben poche attrattive a parte le due o tre modalità offline attualmente presenti.
Immancabile come in ogni titolo Nintendo, il supporto per Amiibo torna anche in Pokkén permettendo, con 5 utilizzi giornalieri, di sbloccare contenuti di gioco casuali con qualsiasi statuetta, da valuta di gioco a titoli per personalizzare il proprio profilo.
Cosa aggiungere? Il fanboy che è in me ha provato la stessa emozione alla scelta del mio primo starter quando ho fatto eseguire al mio MegaCharizard la sua mossa speciale. Pokkén è sicuramente un titolo per tutti, e chi ha vissuto l’arrivo e l’evoluzione dei Pokémon dagli albori saprà trarne il massimo godimento.
Dato che qui di catturare Pokémon selvatici non se ne parla – per ora – non mi resta che dirvi… Gotta fight’em all!
Il Buono
- Combat system immediato ma non banale
- Attacchi speciali spettacolari
- Sono i Pokemon
Il Cattivo
- Single play ripetitivo sul lungo periodo
- Roster ristretto




