Resident Evil 3 Remake

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[RECENSIONE] Resident Evil 3 (Remake)

Dopo il successo di Resident Evil 2 Remake l’anno scorso, era lecito aspettarsi un remake anche del seguito di quel capolavoro. Nonostante l’annuncio sia arrivato diversi mesi dopo, l’idea era già nell’aria da tempo e i rumor si sprecavano. Il vero shock di quella rivelazione era che il gioco sarebbe arrivato soltanto un anno dopo, quasi come se il rifacimento includesse anche il tempo ridotto di programmazione di quel 1999 in cui facemmo la conoscenza di Nemesis.  Quindi giusto assumere che anche la valutazione finale sia la stessa di quella di 20 anni fa? Ni.

In RE3 prenderete i panni di Jill Valentine, eroina del primo iconico Resident Evil e di Carlos Oliveira, membro della Umbrella Biohazard Countermeasure Service, atta a fermare le terribili epidemie da loro stessi create. Gli avvenimenti coprono un lasso di tempo che procede e poi segue quelli di RE2, con un inizio che corrisponde all’invasione zombesca di Raccoon City e un finale che corrisponde agli ultimi, tragici momenti della città. Ciò che inizia come una fuga per evitare di diventare cena involontaria di mostruosità affamate di carne umana diventa, in un’escalation continua, una battaglia più grande per contrastare i terribili esperimenti della Umbrella e salvare la pellaccia.

Non ci sono mezzi termini qui: il remake di Resident Evil 3, controller alla mano, è virtualmente identico a quanto visto nel capitolo precedente l’anno scorso, tanto da poter sembrare un DLC esteso. Ma a giudicare tutte le parole di apprezzamento ricevute dal motore grafico proprietario,  il Resident Evil Engine, sarebbe folle aspettarsi qualcosa di diverso dopo soltanto una manciata di mesi. L’unica vera aggiunta al livello di gameplay è la possibilità di schivare premendo r1/bumper destro poco prima di essere attaccati da un nemico. Mossa interessante che aiuta a districarsi in situazioni poco piacevoli e diventa un must contro i boss.

È ben visibile un’impronta assai più action dell’originale e del capitolo che segue, con diverse sezioni in cui darsi alla fuga è più importante che affrontare le assurdità che vi si parano davanti. Questo non significa che le creature che affronterete siano più semplici da abbattere però: In RE3 tornano i terribili zombie visti l’anno precedente, resistenti a diversi colpi in testa e bravissimi a fingersi morti per tornare poi in piedi nel momento meno opportuno. E questa volta saranno accompagnati da altri tipi di nemici ancora più aggressivi e letali per i quali una semplice pistola e un coltello saranno incredibilmente inefficaci.

Tra i suddetti nemici spunta Nemesis, il mostro talmente importante da fungere da sottotitolo della versione originale e che torna più grosso e più cattivo. Scordatevi il lento umanoide che vi insegue alla Mr. X di RE2, Nemesis è veloce, con un enorme raggio d’attacco e capace di farvi fuori in un paio di colpi. Passerete tutto il gioco a tentare di sbarazzarvene, prima fuggendo, poi affrontandolo direttamente una volta che il vostro arsenale ve lo permetterà.

E parlando di arsenale, alla Capcom sanno bene che una formula con più azione richiede per forza di cose un gran numero di armi, munizioni e oggetti curativi. RE3 non delude da questo punto di vista, donandovi esattamente quanto serve in modalità standard per affrontare e sottomettere qualunque creatura folle abbastanza da porsi sul vostro cammino. Il resto è quanto vi aspettereste dalla serie: Esplorazione, chiavi, macchine da scrivere. In scala un po’ ridotta.

Purtroppo quanto detto fino a ora non riesce a nascondere a una serie di negativi abbastanza importanti. Prima di iniziare a parlare di cosa non vada in questo remake, voglio precisare che ho apprezzato moltissimo la campagna, probabilmente allo stesso livello di quello del 2019, finendolo in un paio di sessioni. È un more of the same, a conti fatti, e squadra vincente non si cambia, non così presto almeno. Ma ci sono diverse pecche in RE3 che gli impediscono di splendere ed è giusto giudicare un prodotto simile anche in base alle aspettative che si porta dietro.

Ho terminato il gioco in 5 ore e 20 minuti, esplorando fondamentalmente tutto e ottenendo tutte le armi e quasi tutti i potenziamenti. In altre parole, in poco meno di cinque ore e mezza ho fatto probabilmente il 95% di quanto sia possibile fare nella campagna, tutt’altro che una semplice run verso la fine. Resident Evil 3 è corto anche per essere un Resident Evil. E questo non è necessariamente un male se siete quel tipo di persona che i giochi li consuma fino allo sfinimento, con 5 livelli di difficoltà disponibili (2 da sbloccare) e diversi obiettivi classici e bonus/cheats (lanciarazzi infinito? presente!). Ma per chi viene da un Resident Evil 2 con gioco A e gioco B, Quarto sopravvissuto, Tofu e DLC con storie extra non si può che rimanere delusi dalla poca varietà.

Un altro problema è l’eccessiva linearità di molte sezioni. Sia chiaro, non parliamo di corridoi alla Call of Duty, e l’esplorazione paga come in ogni altro RE, ma le ambientazioni sono in scala assai ridotta rispetto a quanto visto in passato e generalmente c’è bisogno di una sola chiave/oggetto per superare uno specifico scenario. Il backtracking è fondamentalmente opzionale, generalmente utile solo per trovare armi e munizioni extra. Di nuovo, non è necessariamente un male se si vuole dare un’impronta più action, ma l’impressione che si ha è che il gioco sia stato fatto di fretta e in modo molto contenuto per poterlo lanciare un anno dopo il precedente.

Resident Evil 3 vede l’intera città di Raccoon City come scenario, ma tolta la zona iniziale vi è davvero poco di esplorabile. Le strade sono sbarrate, i pochi vicoli accessibili sono quelli in cui doversi infilare per proseguire. A conti fatti a guardare la mappa sembra di trovarsi nuovamente negli stessi ambienti visti in passato con texture diverse. Le zone sono forse ancora più contenute di RE2.

Uguale discorso si può fare su Nemesis. È aggressivo e spaventoso come ci si aspetta, sì, ma dopo uno spaventoso Mr X costantemente alle vostre spalle ci si aspettava qualcosa di simile. Invece è una serie di incontri limitati, dove una folta finiti Nemesis sparisce fino al prossimo incontro. Questo non significa che siano noiosi o ripetitivi, il lavoro fatto per rendere Nemesis spaventoso è enorme e il sottoscritto l’ha apprezzato moltissimo ma è innegabile che le aspettative fossero diverse questa volta. Allo stesso modo Nemesis è una creatura in costante cambiamento, ma è anche l’unico boss che affronterete durante l’avventura e pure questo è deludente. Non che non ci siano altri incontri interessanti, ma affrontare la stessa creatura costantemente toglie un po’ al senso di meraviglia e spavento per la quale la serie è famosa.

L’aggiunta di multiplayer con Resistance (qui non recensito) non riesce ad aggiungere molto alla formula e sembra unicamente una scusa per venderlo a prezzo pieno un prodotto che doveva forse arrivare sugli scaffali a prezzo ridotto per giustificarne i contenuti. Resta un’avventura eccellente che i fan del remake precedente non potranno che apprezzare, con un gran numero di momenti adrenalinici e scontri memorabili che semplicemente finisce troppo presto. Un acquisto assolutamente consigliato per coloro che già sanno apprezzeranno l’aggiunta del multiplayer. Gli altri vorranno aspettare un calo di prezzo che arriverà probabilmente presto.

Recensione a cura di Sacha “Omeganex999” Morgese

Il Buono

  • Tecnicamente eccellente
  • Gameplay adrenalinico con 0 punti morti
  • Storia e personaggi anni luce migliori dell’originale
  • Nemesis

Il Cattivo

  • Corto e relativamente lineare
  • Poca varietà nei boss
  • Assenza di modalità extra
8
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Scritto da: Gerry "Pintur" Grosso

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