Resident Evil Village

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[RECENSIONE] Resident Evil Village

Alla Capcom pare non abbiano intenzione di fermarsi. Dopo l’incertezza e le sperimentazioni dell’epoca 360/PS3, la casa giapponese ha abbandonato ogni pretesa di occidentalizzazione per dedicarsi al suo catalogo di ip leggendarie. Monster Hunter, Devil May Cry, Resident Evil. Di quest’ultima in particolare abbiamo visto un ritorno di forma dopo un periodo di stallo in cui la serie, nel suo tentativo di rinnovarsi, aveva lentamente perso gli elementi che l’avevano resa famosa. Questo fino all’improvvisa uscita di Resident Evil VII nel 2017, un inaspettato sequel/reboot in grado di dare nuova vita alla formula, senza rinunciare agli elementi che l’hanno resa iconica.

Resident Evil Village funge da evoluzione alla rivoluzione del capitolo precedente, con una linea netta tra i due sia a livello di gameplay che di storia. Tornano Ethan Winters e Mia che, sfuggiti agli assurdi orrori visti in Lousiana, trascorrono una vita tranquilla con la loro neonata, Rose, in un indeterminato luogo in Europa. Quella che sembrava una serata tranquilla si rivela però l’inizio di un incubo, con la morte di mia e la sparizione della piccola Rose. Disperato ma determinato come solo un padre può essere, Ethan dovrà esplorare un paesino ostile, il “village” del titolo, in cerca di risposte.

E quel villaggio è al contempo lo sfondo per la storia e l’hub che collega tutte le diverse aree da esplorare. Sono del parere che sia meglio evitare di dire troppo per quanto riguarda la storia, ma a grandi linee il vostro scopo sarà quello di recuperare quattro oggetti da 4 areee diverse per raggiungere la zona finale. Poco alla volta scoprirete il motivo del rapimento di Rose, l’uccisione di Mia e anche altri dettagli che legano la trama al capitolo precedente.. Mentirei se dicessi di aver trovato le rivelazioni particolarmente sorprendenti, o nel dire che i dialoghi sono particolarmente interessanti, ma la verità è che la trama non è mai stata un punto forte della serie e, per quanto funzionale, trovo che concentrarvisi troppo sia inutile. E’ funzionale a dare un senso alle azioni di Ethan e scorre senza essere d’intralcio.

Ognuna delle zone avrà il proprio tema e il proprio boss finale, ma non si tratta di una perfetta divisione in 5 a livello di tempo e dimensioni. Alcune zone sono esponenzialmente più grosse di altre, ma in generale è stato fatto un ottimo lavoro per differenziarle sia a livello visivo che di esperienza. Alcune zone avranno un focus maggiore sull’esplorazione mentre altre saranno azione pura. Anche qui è meglio evitare spoiler quanto possibile, ma dall’inizio alla fine questo ottavo capitolo fornisce un ottimo mix tra sequenze ad alta tensione e sequenze più lente in cui esplorare. Un passo avanti rispetto a quanto visto in RE VIII a mio parere, che soffriva di una certa mancanza di bilanciamento tra le zone che rendeva la prima metà di gran lunga migliore della seconda.

Controller alla mano, le differenze sono poche rispetto a quanto visto precedentemente. Siamo di nuovo di fronte a un avventura in prima persona, levetta sinistra per muoversi, levetta destra per muovere la mira, grilletto sinistro per mirare e quello destro per sparare. Non c’è molto da dire, il tutto funziona bene… disattivando l’auto aim. Per qualche motivo la mira assistita rende i controlli di RE Village terribili, e se non avessi ricevuto la dritta di disattivarla starei probabilmente qui a lamentarmi di un titolo che pare tentare di rendervi la vita difficile impedendovi di mirare in modo fluido. Fortunatamente non è il caso e liberati da quell’ostacolo i controlli fanno un ottimo lavoro.

Tolta un’introduzione abbastanza lunga e lineare, il gioco si apre in una miriade di stradine e case da esplorare, convincendovi a ritornare sui vostri passi una volta trovato un particolare attrezzo o chiave per poter raggiungere un luogo prima inaccessibile. Ed esplorare ripaga in diversi modi, con risorse con il quale creare proiettili o oggetti curativi, valuta da utilizzare dal mercante o persino armi ed upgrades per quest’ultime.

Uno dei punti deboli di RE VII era la monotonia dei nemici che, ad eccezione dei boss, erano più o meno tutti variazioni dello stesso tipo di nemico. In Village la situazione è molto diversa. Dai lupi mannari ad alcune mostruosità mezze umane e mezze meccaniche, passando per un numero non indifferente di mini boss, la varietà di mostruosità da affrontare in questa nuova iterazione è enorme, forse la più grande di tutta la serie. E se è vero che i primi nemici che incontrerete andranno giù principalmente con la stessa strategia (scaricategli addosso tutto quello che avete), nelle sezioni più avanzate avrete bisogno di approcciare le varie situazioni in modo molto più strategico. L’unica cosa che manca è la monotonia e cos’altro chiedere?

Ovviamente, per fare fuori dozzine di mostruosi nemici avrete bisogno di una potenza di fuoco non indifferente e Village non delude per niente le aspettative. Tra pistole, fucili, lanciagranate, granate e mine, avrete a disposizione un arsenale di tutto rispetto, in grado di spianarvi la strada…a patto di avere abbastanza munizioni. In tutta sincerità, a difficoltà standard i proiettili e i materiali per poterli creare sono disseminati un po’ ovunque e, a patto di non sprecarli sparando al vuoto, è davvero raro ritrovarsi senza in una situazione critica.

Una delle novità maggiorio di questo ottavo capitolo è la presenza di un mercante, Duca, dal quale poter acquistare varie risorse, potenziare armi, vendere oggetti e ordinare cibo. La presenza di questo negozio è assolutamente centrale per quanto riguarda il gameplay e vi ritroverete molto spesso a ritornarci in mancanza di risorse o anche solo per migliorare il vostro arsenale. Tutto, ad eccezione del cibo, sarà acquistabile utilizzando la valuta locale, trovata in giro o lasciata spesso cadere dai nemici. L’altra opzione è quella di vendere oggetti. Il mercante acquisterà qualunque oggetto vogliate, ma ne sono presenti alcuni speciali fatti unicamente per essere venduti. Questi oggetti saranno spesso rilasciati dai nemici sconfitti, boss inclusi, o trovati esplorando diversi luoghi e aono anch’essi parte essenziale del gameplay loop.

Nota a parte merita il cibo, con il quale è possibile ottenere upgrade permanenti per Ethan. Duca cucinerà per voi gratuitamente, ma sarà compito vostro trovare gli ingredienti andando “a caccia” (uccidendo gli animali che troverete in giro).

A difficoltà standard, l’avventura scorre senza troppi intoppi. I nemici vanno giù in un numero tutto sommato giusto di proiettli e le risorse sono abbondanti, rendendola giusta per il giocatore medio. I veterani della serie potranno trovarla però forse un po’ troppo semplice e potrebbe valere la pena considerare di giocarlo a hardcore se cercate una vera e propria sfida.
L’avventura, almeno a standard, dura tra le 8 e le 10 ore, variabile in base a quanto tempo vorrete dedicare all’esplorazione. Una volta completate potrete accedere a uno store speciale in cui acquistare la modalità mercenari e sbloccare armi e abilità speciali (come munizioni infinite), utilizzando dei punti ottenibili completando particolari obiettivi (in maggioranza legati ai trofei).

Resident Evil Village è l’ennesima conferma che alla Capcom l’ispirazione è tornata e che RE come serie ha ancora molto da dare. Questa ultima iterazione migliora praticamente tutto quanto già visto nel settimo capitolo, rendendolo in qualche modo meno sperimentale e più completo. La visuale in prima persona può essere ancora difficile da digerire per i puristi, ma è innegabile che ancora oggi nel 2021 Resident Evil sia ancora tappa obbligatoria per gli amanti dei survival horror.

 

Recensione a cura di Sacha “Omeganex999” Morgese

Il Buono

  • Ottimo pacing
  • Varietà di nemici e ambientazioni
  • Bilanciamento perfetto tra azione ed esplorazione
  • Ricco di contenuti e modalità extra

Il Cattivo

  • L’auto-aim deve sparire
  • Forse troppo semplice a difficoltà standard
8.5

Scritto da: Gerry "Pintur" Grosso

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