[expand title=”Open” swaptitle=”Close”][schema type=”review” url=”CoPlaNet.it” name=”Spate” rev_name=”Spate” rev_body=”Vostra figlia è morta, vostra moglie vi ha lasciato e non avete parlato con lei dalla morte della piccola. Per cercare di affrontare tutte queste sventure non riuscite a trovare soluzione migliore che consolarvi con l’assenzio.” author=”Lorenzo “Milos” Milicia” pubdate=”2014-04-08″ user_review=”6″ min_review=”0″ max_review=”10″ ][/expand]
Beviamoci sopra…
Vostra figlia è morta, vostra moglie vi ha lasciato e non avete parlato con lei dalla morte della piccola. Per cercare di affrontare tutte queste sventure non riuscite a trovare soluzione migliore che consolarvi con l’assenzio. Sembra che niente possa andare peggio, ma proprio adesso vi ritrovate a dover indagare sulla scomparsa di un ricco imprenditore, del quale niente più si è saputo dal suo ingresso nella “Zona X”. Questo è un posto cupo, misterioso e rovinato, sede un tempo di una bellissima isola sulla quale famiglie erano solite trascorrere dei felici momenti insieme. Ma a causa di un evento sconosciuto la situazione si è disastrosamente ribaltata, rendendo questo piccolo paradiso un vero inferno che per tutti questi anni non ha visto la luce del sole, ma è stato soggetto solamente ad intemperie che hanno modificato l’aspetto dell’isola irreparabilmente.
Questa è la situazione in cui si è catapultati nell’avventura di questo gioco; si prenderà il controllo del detective Timothy Bluth, la cui unica missione è cercare un imprenditore scomparso e la sola compagnia a sua disposizione sarà quella di una bottiglietta d’assenzio, che ad ogni sorso darà luogo ad alcune allucinazioni.
Tecnicamente il gioco è semplicissimo: un normale platformer 2.5D, possibilità di muoversi, saltare e bere. Gli ostacoli da superare sono altrettanto semplici, anche troppo: niente di innovativo, e il tutto diventa ripetitivo molto presto e questa sensazione pervaderà praticamente tutto il resto dell’avventura, che tra l’altro dura molto poco. Non rimane tanto altro da dire sull’aspetto tecnico del gioco, se non che i controlli sono un po’ ostici; per esempio spesso ,soprattutto durante i salti, si fatica a realizzare movimenti precisi, che comunque vengono “risolti” dai bug delle piattaforme, sulle quali sarà tranquillamente possibile atterrare su spigoli altamente improbabili. Inoltre spesso non è molto chiaro dove effettivamente l’ostacolo provochi la morte, e ciò porta a volte ad un proseguimento fin troppo tranquillo e senza sforzi, altre volte ad un blocco momentaneo molto fastidioso. Complessivamente bisogna quindi ammettere che Spate non è stato curato troppo per quanto riguarda l’aspetto tecnico.
Ciò che dovrebbe essere il fulcro del titolo è la storia, affiancata ad una ambientazione molto particolare; anche qui personalmente ho trovato molte cose da ridire. Innanzitutto non ho potuto fare a meno di pensare che probabilmente se il gioco fosse stato realizzato in 2D ne sarebbe uscito fuori qualcosa di meglio. La tridimensionalità sembra forzata, e non rende quando dovrebbe, per non parlare dell’inspiegabile calo di fotogrammi per secondo quasi perenne, che ci si potrebbe aspettare da un gioco graficamente eccelso, ma non da uno semplice come questo. L’idea complessiva rimane comunque carina, e l’isola rovinata pervasa da elementi inspiegabili di natura allucinogena avrebbe potuto distinguersi dal resto dei giochi di questo tipo. Ma anche qui l’unica meccanica di gioco aggiunta, ovvero quella di poter bere un sorso di assenzio rischiando eventuali “effetti collaterali”, oltre ad essere esagerata e scorretta, perde di assoluto significato. Quello che si ottiene dalla bevanda alcolica sono pochi secondi di “allucinazioni”, ovvero una leggerissima distorsione dello spazio, un cambio di tonalità e la possibilità di compiere salti più alti del normale. La boccia di assenzio pare essere infinita, non si sa se si avranno delle ripercussioni a lungo periodo, e non è assolutamente necessaria in nessun tratto del gioco. Sorge quindi la domanda dell’utilità di questa meccanica. E qui la gente ribatterà che è l’elemento fondamentale della storia, ma anche se così si risponde, poco si riesce a giustificare. Ciò che differenzia un gioco straordinario che si riesce a distinguere dalla massa, e un gioco della massa stessa è l’abilità con cui si riesce a esaltare un dettaglio anche piccolo. Questo tramite il gioco in se deve assumere un valore e una connotazione simbolica decisamente superiore alla norma. In fin dei conti stiamo parlando di una esperienza interattiva, non di un libro, e se manca quella magia che riesce ad immergerci completamente nella storia e rendere memorabile il tempo trascorso a giocare, si esce dal gioco con una sensazione di vuoto che a nessuno piace provare.
L’unico elemento che, fortunatamente, riesce a dare un po’ di brio al titolo è la scrittura in se, supportata da un talentuoso narratore che tanto ricorda quello di Bastion, senza però riuscire lontanamente a raggiungere gli altissimi livelli di quest’ultimo capolavoro. Ma ad essere onesti, anche questa parte poteva essere trattata in maniera migliore, premettendo che quella che sto per dire è una critica estremamente soggettiva e a dir poco pignola. Personalmente avrei ritenuto più opportuno sfruttare la fantastica voce come narratore esterno in terza persona, al posto di usarla come voce del personaggio. È molto difficile esprimere a parole quello che sto cercando di dire, ma già dai primi minuti di gioco ci si rende conto di questo dettaglio che stona parecchio. In alternativa si sarebbe potuta dare più enfasi e sentimentalità alla voce narrante del personaggio, ma non mi sembra comunque corretto criticare le abilità recitative di una persona.
La durata del gioco è estremamente corta, circa un’ora/ un’ora e mezza. Non sono solito criticare e denigrare un gioco per la sua brevità, perché ritengo che ciò che conta sia come viene sfruttato il tempo, almeno finchè parliamo di titoli indie, ma per quanto riguarda Spate, niente può frenare questa critica. Il gioco manca complessivamente di contenuto, e un buon 70% della durata risulta pressoché inutile e ripetitivo. Probabilmente una volta finito penserete solo 5 minuti a ciò che avete fatto, e passerete oltre, come se niente fosse successo.
In conclusione Spate è un gioco che non mi sento di consigliare per numerosi motivi, che complessivamente possono essere attribuiti ad una superficiale attenzione a poche regole basilari di game design. La ripetitività e assenza di originalità per quanto riguarda l’aspetto tecnico, la banalità della storia, la mancanza di approfondimenti e risoluzione di domande poste dal gioco stesso, i numerosi bug e l’assenza di un qualcosa che fungesse da legante per unire il tutto, rendono il gioco molto deludente. Peccato per l’idea complessiva che aveva un grande potenziale, ma che è stata rovinata da una mancanza di cura.
Il Buono
- Ambientazione suggestiva e creativa
- Scrittura scorrevole e piacevole
- Narratore che risalta molto...
Il Cattivo
- ...ma che poteva essere sfruttato meglio
- Difficoltà e sfida inesistenti
- Numerosi bug che distolgono l'attenzione
- Tridimensionalità che pare forzata
- Trama poco sviluppata che non risalta







