AAA Cercasi agenti per riconquistare New York.
Gli ultimi anni di Ubisoft sono stati molto movimentati. Fin dall’annuncio della prima nuova IP next (ora current) gen, Watch Dogs, è sembrato evidente come il colosso francese stesse cercando di portare qualche novità nel panorama videoludico. Certo, ci sono i Far Cry e gli Assassin’s Creed che portano sulle spalle l’incarico di mantenere le tradizioni, ma poi ci sono anche saghe rivoluzionate come il recente Rainbow Six Siege (e chissà il futuro Ghost Recon), fino ad arrivare a nuove IP come Watch Dogs e l’atteso nuovo arrivo The Division. Poi, giustamente, in ognuno dei casi citati ci potranno essere o meno i consensi, ma non si può dire che non ci stia provando. Gli artefici di quest’ultima uscita sono gli sviluppatori di Massive, pronti a cavalcare l’onda provocata da Destiny grazie ad un TPS fortemente caratterizzato da meccaniche da MMO.
L’impatto iniziale con The Division, per chi non avesse seguito gli step principali dall’annuncio all’uscita, è appunto abbastanza spiazzante. Chi si aspettava un tipico TPS con l’aggiunta di meccaniche multigiocatore cooperative deve subito abbandonare questa idea fuorviante. The Division è un curatissimo mix di meccaniche classiche con una forte anima da RPG e MMO, basata su statistiche e personalizzazione del proprio personaggio. Il sistema di gioco gira tutto intorno all’esperienza che guadagnerete ad ogni nemico ucciso e alle ricompense ottenute al completamento di ogni missione. Vi ritroverete così a costruirvi un personaggio passo passo, dalla sua creazione iniziale tramite l’apposito editor fino alla costruzione di un inventario che possa essere sempre competitivo e che soprattutto rispecchi il tipo di approccio che volete usare in battaglia. Per la verità l’inizio non è dei migliori, infatti l’editor di creazione lascia davvero a desiderare in termini di varietà, quindi i più esigenti potrebbero rimanere poco soddisfatti dalle ridotte possibilità di caratterizzazione fisica del personaggio. La parte dedicata all’inventario e alle abilità è invece organizzata in modo esemplare, magari poco comoda all’inizio, ma prendendo sempre più confidenza ci si accorge di come Massive sia riuscita ad organizzare dei menu intuitivi e ordinati in modo eccezionale.
Anche se l’editor iniziale è abbastanza scarno, nel corso del gioco avrete modo di recuperare abiti e accessori per modificare l’aspetto del vostro personaggio.
Sicuramente le più frequentate saranno le finestre dell’inventario e delle abilità. Nella prima sezione potrete equipaggiare armi, armature, zaini, equipaggiamenti e altre protezioni, tutte cose utili ad influenzare i tre valori principali che The Division tiene in considerazione: i DPS (danni per secondo), la salute e l’energia per le abilità. Ogni oggetto, come i recenti Destiny e Borderlands insegnano, varia per colore (e quindi rarità) e proprietà uniche, che possono andare da danni maggiori per i colpi alla testa, maggior precisione, stabilità e via dicendo. La finestra delle abilità è invece adibita a tre diverse categorie di potenziamenti: Abilità, Talenti e Perk. Le Abilità sono due, e sono quelle fisicamente utilizzabili in battaglia, come sistemi di cura istantanea, torrette mobili, granate particolari e così via. I Talenti (cinque slot disponibili che si sbloccheranno con il passare dei livelli) sono invece potenziamenti particolari che possono ad esempio aumentare il danno causato da esplosivi, maggiorare la salute in alcuni casi o magari aggiungere bonus armatura. I Perk sono invece fissi (e tantissimi), basta sbloccarli e rimarranno attivi per sempre. Naturalmente questi ultimi hanno un influenza minore rispetto ai talenti, ma sono comunque un’ottima variabile per la costruzione di una build piuttosto che di un’altra. Le possibilità sono quindi innumerevoli, la possibilità di cambiare l’equipaggiamento in ogni momento unita all’assenza di classi consentono un vasto spettro di personalizzazione per andare incontro a qualsiasi esigenza.
Tra le strade di New York avrete anche a disposizione una Base Operativa, suddivisa in tre aree principali (Medica, Tech, Sicurezza), ognuna delle quali migliorabile con nuove strutture che vanno a sbloccare Perk, Talenti e Mod per le Abilità. Oltrettutto troverete Venditori specifici da cui acquistare o vendere armi ed equipaggiamenti, oltre che ad uno stand utile al crafting sempre per tutto ciò che riguarda l’inventario, caratteristica che però è forse meno significativa rispetto alle altre, almeno per buona parte del gioco. La Base Operativa (unica area di New York ad essere personale per ogni giocatore) ricopre quindi un ruolo fondamentale per lo sviluppo del personaggio, non a caso le principali ricompense di missioni sono i materiali con cui andrete a migliorare le aree della base. Raccimolare materiali può essere comunque piuttosto semplice attraverso gli incontri casuali per le strade di New York e le side quest, che non offrono un vero e proprio matchmaking dedicato ma sono comunque affrontabili in gruppo, basta organizzarsi.
Il sistema di copertura funziona bene e permette di spostarsi di riparo in riparo senza troppi problemi. Con tutti quei ripari da scavalcare è solo difficile battere in ritirata senza incastrarsi.
Le missioni principali sono invece suddivise proprio in tre categorie, esattamente le stesse della Base Operativa, così da ottenere le rispettive risorse. In questo caso è presente il matchmaking dedicato, opzione caldamente consigliata perchè è innegabile come The Division possa offrire davvero un qualcosa in più se giocato in modo cooperativo. Le missioni sono appunto studiate ad obiettivi, ai quali arriverete affrontando le varie ondate di nemici che si presenteranno sul campo di battaglia, con tanto di boss nel finale. L’IA è poi uno dei punti più apprezzabili del gameplay vero e proprio, con nemici che sanno quando attaccare e quando coprirsi, cercando anche aggiramenti e avanzate in massa. C’è da dire che un’intelligenza artificiale di questo genere sfigurerebbe in uno sparatutto classico, ma in questo caso i nemici sono consapevoli della loro barra della vita e cercano di sfruttarla al meglio, il che è perfettamente in linea con il tipo di gameplay che The Division vuole proporre. L’unico appunto si potrebbe fare al livello di difficoltà, che anche in modalità Normale risulta piuttosto scorrevole, ed è alzando il tasso di sfida che si ottengono le soddisfazioni migliori, specialmente per chi vuole vivere l’esperienza in co-op.
Da tutto ciò si capisce però che la varietà non è certo il punto forte di The Division, d’altronde è la natura stessa del genere che tipicamente non permette colpi di scena, e forse è anche per questo motivo che la trama non prende mai il volo. Non dimentichiamoci che anche The Division si accolla il prefisso “Tom Clancy’s”, e andrebbe anche bene se prendessimo in considerazione solo l’input iniziale, purtroppo però il seguito non tiene così alto l’interesse, vuoi anche per il mare di nozioni statistiche e combattimenti in cui ci si perde nel corso del gioco. La prime ore sono comunque qualcosa di affascinante, il filmato introduttivo spiega efficacemente come la New York che ora conosciamo sia potuta divenire così malata e abbandonata in seguito allo scoppio di un virus trasmesso tramite lo scambio di denaro contante. Immergersi in questa realtà post-apocalittica, circondati dai maestosi edifici newyorkesi abbandonati e in mezzo a strade trasandate coperte da cumuli di neve, fa un effetto di tutto rispetto. Peccato solo per il resto dell’avventura, meno incisiva ma comunque godibile e che può essere approfondita con la moltitudine di testimonianze sparse per la città (sotto forma di file audio, video o ricostruzioni 3D).
Due possibilità per curare i compagni. La prima, più breve, la seconda (quando la barra rossa in alto a destra si esaurisce) molto più lunga e rischiosa se ci si trova allo scoperto.
Se questa era la struttura portante di tutto il gioco, Massive ha voluto anche inserire un’area che sembra quasi estranea da tutto ciò, dove PvE e PvP si mescolano per creare un’ambiente sulla carta più competitivo dove ottenere altri oggetti ed armi particolari. Questa è la Dark Zone, basata appunto sul loot più estremo e che inserisce l’incognita dell’esperienza PvP nella formula di gioco. L’idea era quella di creare una zona dove l’incontro tra giocatori non portasse a niente di scontato, quindi ad alleanze improvvisate con il pericolo di tradimenti a sorpresa. Gli oggetti recuperati dai nemici comandati dalla CPU non finiscono direttamente nell’inventario, ma vanno portati in salvo attraverso il richiamo di un elicottero che possa effettuarne l’estrazione, visibile a tutti i giocatori nell’area che quindi possono cercare di sabotare i vostri piani e saccheggiarvi una volta eliminati. In fin dei conti però la Dark Zone sembra ancora acerba e limitata, difficile che possa offrire un forte richiamo verso il giocatore, anche al raggiungimento del level cap che, a proposito, sbloccherà un nuovo livello di difficoltà e ogni settimana avrete accesso ad alcune nuove missioni più difficili del solito. Rikers Island, aggiornamento previsto a breve che porterà alcuni Raid da 8 giocatori, potrebbe essere l’unico vero end-game content realmente accattivante, ma per il momento il giudizio su questa parte del gioco rimane sulla sufficienza.
Tecnicamente e graficamente The Division regge bene l’attesa che l’annuncio sul palco dell’E3 aveva creato. Probabilmente il livello grafico è sceso a preventivabili compromessi, ma comunque al di la della già lodata ambientazione, la realizzazione è convincente specialmente per l’illuminazione. Textures e livello poligonale sono anch’essi apprezzabili, anche se va segnalato qualche effetto pop-up che comunque non sfora dall’ordinaria amministrazione. Abbastanza affidabile anche il matchmaking, forse un po’ volubile in alcune giornate, ma l’eventuale disconnessione e riconnessione riporta direttamente nel gruppo di giocatori al momento del misfatto, quindi il rischio di perdere i progressi durante una missione è ridotto al minimo.
Ecco l’entrata per la Dark Zone. Superata la soglia troverete una sorta di safe house in cui risiede un venditore che vi permetterà di spendere i risparmi guadagnati nella Dark Zone (valuta differente da quella esterna).
L’impressione è che di giochi come The Division ne vedremo sempre più spesso. Il successo di Destiny e ora quello del team Massive (nuova IP più venduta) forniscono dati inequivocabili: il genere funziona e la cooperazione online sarà sempre più sulle nostre console. D’altronde The Division dimostra di meritare i dati di vendita che ha ottenuto, facendo affidamento su un sistema di gioco vasto, ragionato, bilanciato e organizzato in maniera egregia. Forse con missioni ripetitive, forse con una trama che non ha guizzi, forse ancora acerbo nei contenuti end-game, ma nel complesso estremamente divertente se giocato con amici ma anche con perfetti sconosciuti. Il supporto che Ubisoft darà al gioco nei prossimi mesi può ancora dire molto, ma per adesso siamo già di fronte ad un eccellente esponente di un genere che non si fermerà di certo qui.
Il Buono
- Sistema di gioco vasto e organizzato
- Eccezionale in co-op
- IA nemica efficace
- New York affascinante
- Trama interessante...
Il Cattivo
- Missioni un po' ripetitive
- ...ma più che altro all'inizio
- Dark Zone migliorabile
- Contenuti end-game al momento non così incisivi




