Attila: flagello di Dio
Imparare dai propri errori non è cosa da poco e sicuramente non diffusa nel mercato videoludico, ma i ragazzi di Creative Assebly ci hanno realmente dimostrato di aver in pieno recepito e considerato il feedback dell’utenza. Praticamente tutti gli aspetti e le rifiniture che mancavano in Total War: Rome II non solo sono stati ripresi e corretti in questo nuovo capitolo della serie, ma offrono anche gli spunti per una maggiore caratterizzazione della storia, che ci immerge in un attimo in un periodo terribilmente nefasto per l’Impero Romano e che ruota attorno alla figura del feroce Attila, tra innovazioni nel gameplay e ambientazioni splendidamente caratterizzate. Vediamo com’è andata!
Possiamo dire che i ragazzi di Creative Assembly abbiano quasi perfettamente imparato e preso nota degli errori che avevano commesso nel passato, e sono qui oggi per presentare un titolo veramente ottimo, rifinito nelle meccaniche di gioco e perfezionato in molti dei suoi aspetti, sia in quelli che ci erano piaciuti sia nei problemucci che avevamo riscontrato. Col titolo precedente della saga avevamo vissuto con estrema enfasi l’egemonia dell’Impero Romano, nel periodo più pomposo e fastoso che questo abbia mai conosciuto; questa volta invece l’intento degli sviluppatori si realizza in pieno: finalmente potremo vivere e toccare con mano un periodo storico che ci ha sempre allettato e incuriosito ed assistere coi nostri occhi alla definitiva decadenza del più grande Impero della storia, sotto le brutali forze barbariche. La campagna ha così inizio nell’anno 395 d.C, nel pieno affievolirsi delle potenze dell’Impero Romano d’Oriente e d’Occidente, rotti dalle continue incursioni dei popoli confinanti. Potremmo così controllare ben 10 fazioni tra cui i due Imperi, i Visigoti e gli Unni. Una cosa molto positiva è il fattore che potremmo definire ‘realtà’: già perché la storia antica è sì riscrivibile grazie alle prodezze del giocatore ma pesa, sempre in ogni momento, il reale clima e la reale condizione di quel popolo; tra pestilenze e piaghe d’ogni genere la scelta del popolo da controllare non darà quindi vita a prospettive di visione dei fatti diverse ma ci trascinerà anche in condizioni differenti, più o meno prospere che siano.
Barbari e popoli nomadi stravolgono in parte le meccaniche di gioco ben note fino ad oggi: infatti alcune di queste popolazioni, ad esempio gli Unni, non hanno fissa dimora ovvero deficitano dei normali centri urbani cui appoggiarsi, ed è qui che entra in gioco la modalità cosiddetta “Orda”: vi troverete facilmente in difficoltà a dover gestire soldi e cibo, sballottati da una parte all’altra di una mappa di gioco realmente immensa. Tuttavia non vi ritroverete mai così allo sbando: gli sviluppatori infatti ci offrono una specie di modalità reclutamento, allo scopo di creare qualche edificio o di arruolare ed addestrare nuove truppe. Ancora una volta notiamo uno sforzo da parte del team nel cercare di incrementare e rendere più delicata la parte strategica del titolo: le unità si affaticheranno di più e più in fretta, quindi dovrete ben dosare e pianificare ogni vostro attacco, ragionando anche intorno ai possibili esiti dello scontro. Altre novità importanti e realmente interessanti sono l’albero della famiglia e ciò che concerne la parte economica e diplomatica. Potrete, attraverso matrimoni e nepotismi vari, ottenere alleanze o il controllo di alcune province; buone le novità riguardanti i governatori e le milizie armate, che tramite alcune abilità potremo specializzare ed indirizzare verso un approccio guerrigliero in particolare. Purtroppo non è stata colta l’occasione per introdurre importanti cambiamenti e migliorie nell’intelligenza artificiale, che resta su un livello accettabile ma ancora da rifinire. Tecnicamente il titolo non è vero e proprio passo avanti, anzi si riduce a restare prettamente in linea con Rome II senza osare o rischiare troppo: in pratica quello che possiamo notare è un semplice Reskin dei costumi e delle texture che caratterizzavano la Roma imperiale, adesso sfruttate per raffigurare la barbarie e la ferocia di Attila e degli altri popoli barbari. Questo non significa che il gioco non sia visivamente appagante, anzi, il fuoco, gli scontri e gli attacchi restano sinceramente spettacolari; avremmo soltanto preferito un upgrade anche sotto questo punto di vista.
Total War: Attila è un titolo ottimo, che non vuole osare troppo, ma che migliora praticamente tutto quello che non andava in Rome II. Il titolo rimane comunque ricco di contenuti, storicamente sempre ben contestualizzato, graficamente appagante e buono anche per il sonoro. Insomma, assolutamente un Must per i fan del brand.
Il Buono
- Risolve alcune problematiche di Rome II
- Ambientazioni particolarmente ispirate
- Estremamente vario
Il Cattivo
- Qualche problema di IA






