Wandersong

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[RECENSIONE] Wandersong

 

La voce del cartoncino.

Quando ero piccolo e passavo i miei pomeriggi a bruciarmi le cornee su Majora’s Mask, trascorrevo ore e ore a strimpellare con ocarina, trombe, tamburi e chitarra nell’ostinato intento di partorire qualcosa di orecchiabile. Il mio sconvolto cervellino non si capacitava di come un gioco d’avventura avesse una feature così profonda e curata senza che fosse fondamentale al completamento del gioco e, parallelamente, mi convincevo che un giorno avrei potuto dire in giro di “suonare Zelda” allo stesso modo in cui avrei potuto vantarmi di suonare il sassofono o la marimba. Un paio di diottrie perse più avanti accantonai le mie mire virtuosistiche e mollai il progetto pensando che fosse un’impresa impossibile (sbagliandomi clamorosamente), ma ecco che questo settembre esce Wandersong, un singolare tributo a Zelda che al centro del suo mondo pone le medesime meccaniche musicali e le approfondisce in un platforming ad oggi unico nel panorama videoludico indipendente e non: il mio fanciullo interiore torna a sognare.

Ma che cos’è Wandersong? 

Wandersong è un adventure-platformer che ci vede vestire i panni di un giovane bardo che, a seguito di uno strano sogno, si troverà ad essere al centro di un’antica profezia in cui in gioco c’è il destino dell’intero universo. Inizia così la nostra improbabile avventura fatta di musica, colori vivaci e quintali di personaggi eccessivi e stravaganti, nel corso della quale affronteremo una marea di sfide usando nient’altro che la nostra voce.  Purtroppo, per quel che riguarda la storia, aggiungere altri particolari rischierebbe di rovinarvi l’esperienza dal momento che la vicenda in cui il nostro baldo musico è coinvolto è tanto avvincente, ricca di colpi di scena e profonda da poter duellare ad armi pari con perle narrative del calibro di Twilight Princess. Verremo guidati in un’intima riflessione verso la vera essenza dell’eroe, partendo dalla sua comune accezione fino a come noi, personalmente, possiamo essere gli eroi della nostra vita di tutti i giorni. Il tutto servito in una salsa vagamente lgbt, che spazza via il classico e stantio dualismo machista tipico delle storie di eroi, spostando il focus sull’accettazione incondizionata di sé stessi e sul fatto che la vita sia dura per tutti, anche per chi viene comodamente tacciato di essere “il cattivo“: decisamente insolito vedere come in un gioco per bambini i ruoli non siano per nulla predefiniti.

Onde evitare spoilers, passiamo subito a spiegare cosa abbiamo, nell’effettivo, tra le mani: Wandersong tecnicamente è un semplicissimo platformer al quale è stata integrata una feature analoga all’ocarina di Zelda, che in questo caso costituisce il cuore dell’esperienza ludica. Si potrebbe parlare di un’avventura musicale, nella quale potremo dare sfogo al nostro estro canoro in qualsiasi momento giusto attivando la “modalità canto” e spostando il cursore in quà e in là a caccia delle note che preferiamo (in un’estensione che raggiunge le due ottave!). Purtroppo la mancanza di note alterate, mista ad una risposta non sempre ottima dei comandi, non ci permetterà di produrre chissà quale capolavoro, ma poco importa: l’atmosfera di questo gioco, così leggera e incoraggiante, in cui ogni cosa è musica, ci spingerà a trovare il modo di esprimerci. Il titolo in questione ci offre quindi un’esperienza piuttosto semplice, con un’interessante mix di platform, puzzle e quick time events  che ricordano gli ormai sempre più rari music games; nulla di particolarmente entusiasmante, tenendo in più conto che i comandi sono poco ottimizzati e succede piuttosto spesso di incappare in bugs più o meno fastidiosi. Una base originale, sviluppata però in modo piuttosto approssimativo e “sporco”. Tuttavia, Wandersong eccelle in tutto ciò che circonda il gameplay: la sua grafica simil cutout coloratissima e ben animata, accompagnata da una colonna sonora che, va da sé,  costituisce la vera anima del titolo e farà venire la pelle d’oca a chiunque non abbia un sasso al posto del cuore, concorreranno insieme a dare forza ad una storyline densissima e scritta con grande intelligenza, capace di stimolare bambini e adulti a riflessioni su temi profondi quali l’identità e la sessualità.

Produrre un gioco indirizzato ai giovanissimi in cui si veda una tale commistione di stimoli ed influenze, spunti di riflessione su genere, sessualità, identità e cultura uniti ad una libertà espressiva simile, è un’idea dal retrogusto avanguardistico a cui non posso che porgere il mio plauso. Purtroppo il gioco non è tradotto in italiano, cosa che ne intacca pesantemente la fruibilità per i nostri babygamers  ma non lo rende inaccessibile per chi l’inglese già lo mastica un poco. Se siete a caccia di qualcosa di emotivamente ed artisticamente ricco, o più semplicemente avete bisogno di leggerezza, fiducia e musica, Wandersong probabilmente potrebbe essere ciò che cercate.

 

Il Buono

  • Grafica e colonna sonora eccezionali
  • Storia matura e avvincente
  • Morale fresca e adeguata ai tempi che corrono
  • Notevole libertà espressiva

Il Cattivo

  • Comandi poco ottimizzati, non rari i bugs
  • Manca una traduzione in italiano
7.5

Scritto da: Cosimo "Gnappo" Sciaccaluga

Gioco da quando i pollici opponibili me lo permettono. Appassionato di nerdaggio in ogni sua forma, sono profondamente convinto che i videogames non siano un solo mezzo di intrattenimento e che possano portare con sè simboli, storie e cultura.

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