Wargame: Red Dragon

[RECENSIONE] Wargame: Red Dragon

WARGAME-RED-DRAGON_logo_whiteAttenzione: Se siete fan della serie e volete un parere sul nuovo capitolo della serie Wargame e sulle sue novità, cercate altrove. Questo articolo è da parte di una persona che si è avvicinata alla serie per la prima volta tramite questo capitolo ed è indirizzata a chi, come me, non sa cosa si trova di fronte. I voti sopra sono di default, in quanto non abbiamo volutamente dare una valutazione numerica a questo gioco.

La guerra non è per tutti

Io mi considero un videogiocatore “esperto”. Sarà che sono più vicino ai 30 di quanto lo sono ai 20, sarà che ho perso il conto delle macchine possedute dalla fine degli 80 fino a oggi, quel che so per certo è che mai in vita mia mi sono trovato di fronte a qualcosa considerato troppo difficile, in campo videoludico. Sia ben chiaro, di giochi in cui ho fallito miseramente ce ne sono una marea, i generi in cui i miei amici mi affettano senza nemmeno una goccia di sudore li conosco bene, eppure il problema l’ho sempre trovato nella mia mancanza di abilità in certi frangenti. Stop.
Eppure Wargame: Red Dragon mi ha fatto ricredere sulla mia esperienza di videogiocatore, facendomi diventare un genitore cinquantenne alle prese per la prima volta con una di queste dannate diavolerie elettroniche di quei giovani drogati e capelloni. Wargame è forse il primo gioco che in vita mia mi ha lasciato spaesato per giorni prima di arrivare a capirci qualcosa. E quel qualcosa è comunque poco.

Il genere degli RTS non è esclusiva del mondo PC, eppure è quella la piattaforma su cui è di casa. Giocare a un RTS su console con un pad è come giocare a un action hack n slash o a un titolo sportivo con mouse e tastiera. Non impossibile, ma scomodo. Il genere degli RTS non è neppure uno dei miei generi preferiti, eppure ne ho giocati a bizzeffe e mi ci sono divertito non poco a simulare battaglie su larga scala. Che si tratti di costruire città immaginarie o di conquistare il Giappone feudale, nulla regala un senso di controllo e grandezza come avere un’enorme mappa a portata di mouse.
Wargame è una serie famosa per offrire battaglie in tempo reale ambientate nel periodo della Guerra Fredda, e Red Dragon non fa eccezione, spostando però l’azione in Asia, nel periodo che va dal 1975 al 1991, dandoci la possibilità di poter partecipare a battaglie che includono territori come la Cina, la Corea e il Giappone.

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Le battaglie aeree saranno decisamente avvincenti… per i vostri nemici soprattutto!

 

I fan della serie ritroveranno il sistema di gioco che già conoscono, con una serie di territori da conquistare su una mappa rappresentante un’area vasta/nazione, sulle quale muovere le vostre pedine a mo di gioco da tavolo, per poi entrare nel vivo delle battaglie attraverso l’allocazione delle vostre unità su una mappa più contenuta e il controllo in tempo reale della situazione. Il gioco include per la prima volta unità marittime e fluviali, donando ai giocatori una prospettiva completamente diversa per approcciare alle battaglie. La possibilità di poter intervenire dalle coste o di infiltrarsi attraverso i fiumi sarà probabilmente abbastanza per spingere i fan dei capitoli precedenti a spendere i soldi necessari per questo seguito/espansione. Per loro Wargame Red Dragon sarà probabilmente all’altezza delle aspettative grazie alla sua campagna avvincente e ben strutturata e alla modalità multiplayer fino a 8 giocatori. Purtroppo la mia recensione sul gioco finisce qui.

Come detto in apertura, WRD mi ha lasciato spiazzato, e questo assolutamente in negativo. Quando ci si trova di fronte a un gioco nuovo, ci si aspetta che il gioco ci fornisca delle indicazioni. Che si tratti di prendere per mano spiegando i dettagli o anche solo fornire indicazioni sui comandi, ci si aspetta sempre che un gioco ci indichi cosa fare e come farlo. Wargame non fa assolutamente NULLA di tutto ciò. Il primo livello della campagna vi vedrà distrutti in un paio di turni la prima volta. E anche la seconda. E la terza. Perché non saprete assolutamente cosa fare, non saprete dove cliccare, non saprete come allocare le unità, non saprete cosa significano quegli indicatori. Poco male, direte, andiamo a vedere la sezione tutorial. BUZZZZZ, sbagliato. Perché la sezione tutorial è soltanto una serie di testi brevi e poco chiari, che non hanno nessuna applicazione pratica. Insomma, leggete, poi andate a giocare ricordando. Oppure utilizzate il simpatico manuale fornito a noi recensori, per riuscire a muovere qualche pedina, posizionarla, far partire una battaglia e perdere terribilmente perché il livello di difficoltà della prima missione è di una difficoltà disarmante.

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Le tanto attese battaglie navali arrivano su Red Dragon. Ma per i novizi saranno solo un altro tassello di un puzzle da 100000 pezzi.

 

Perché fin quando si tratta di giocare a una simulazione tipo Risiko, le regole prima o poi in testa ti entrano. Poi si passa al vivo della battaglia, senza turni, con le truppe schierate sul campo e non si ha assolutamente idea di cosa fare. E anche se sai cosa fare, il gioco è troppo difficile per darti spazio. È come se il boss finale fosse il nemico con cui addestrarti la prima volta, munito di una spada di plastica. La possibilità di saltare le battaglie grazie a una simulazione effettuata dal computer viene in salvataggio di noi poveri comuni mortali, ma a che pro se il gioco è etichettato come RTS? Dove sarebbe il divertimento per me? Incolpatemi, cari lettori, di non essere a conoscenza della serie, di non aver voluto investirci abbastanza tempo per capirne i complessi meccanismi sino in fondo, incolpatemi di non essere la persona adatta a recensire questo gioco. Eppure mi sento di contraddirvi.

Se fosse il mio lavoro quello di recensore, se avessi giornate intere da dedicare a questa passione, state sicuri che ci sarei andato a fondo (il che, sia ben chiaro, non significa che io non mi sia impegnato a studiare per Red Dragon) e mi sarei soffermato di più sul gioco. I fan della serie faranno bene a seguire il mio consiglio sin da subito. Però io faccio parte di quei videogiocatori che spendono un paio d’ore a fine giornata a rilassarsi davanti alla TV/PC per divertirsi e svagarsi, studio già abbastanza per conto mio per dover arrivare a fine serata e dover aprire un altro materiale. A chi è indirizzato Wargame Red Dragon? Non a me, non a gente a cui piace giocare molti giochi, neppure ai fan degli RTS perché, questo concedetemelo, in piccola parte lo sono anche io. Capisco che esista una comunità di appassionati a cui titoli come questo sono rivolti, capisco che non sarà qualcosa che ambisca a vendite multimilionarie alla Call of Duty e GTA, ma quando su internet la prima cosa che vi consigliano per iniziare a giocare è di consultare la guida di 200, DUECENTO, 2 X  100 pagine, vi renderete conto che il tempo per imparare a giocare a un titolo simile è praticamente lo stesso necessario a finirne altri 5. E non sto esagerando.

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Una volta che sarete in grado di vincere le battaglie contro la IA e i nemici online potrete inviare il curriculum all’esercito per diventare generali e partire per il Medio Oriente

 

Wargame Red Dragon è un gioco estremamente complesso, profondo e in grado di regalare soddisfazione, ma non è un gioco indirizzato a un giocatore inesperto e non fa assolutamente nulla per mettervi a vostro agio. Questa non è una sfida, perché anche Dark Souls vi prende per mano indicandovi i comandi prima di sbattervi contro il primo boss e la profondità di un hack n slash, per quanto “tecnico”, è una buca paragonata al grand canyon che è Red Dragon. Quando si crea un gioco così elitario è chiaro aspettarsi che il mondo videoludico si spacchi in due, perché non ci sono vie di mezzo tra chi può e chi non può. Io da questa recensione esco sconfitto, nonostante mi renda conto che ci sia tanto da trarre da questa serie, mi metto nei panni di chi come me non ha tutto questo tempo da dedicare alla sua passione, che vede il videogioco come un’esperienza da passare la sera, in compagnia di una birra, steso sul divano. L’ultima cosa che vogliamo sono 200 pagine di manuale (creato non dai programmatori) per poi farci comunque massacrare dall’IA. Figuriamoci dagli esperti online.

Il Buono

  • Bella grafica, in fondo
  • Padroneggiato questo potrete passare all'Abissinia

Il Cattivo

  • Curva di difficoltà ridicolmente alta
  • Inadatto a chiunque non sia fan estremo dei giochi impossibili
  • Se giocate a qualunque altro gioco, non fa per voi
6

Scritto da: Sacha "Omeganex9999" Morgese

Cosa starà guardando? Lontano? La TV? Il muro? La leggenda vuole che l'occhio destro veda il passato mentre il sinistro sia collegato a terabyte di video a luci rosse. Nato tanti anni fa nella nevosa Vancouver, fonda la più grande rockband di sempre, ma poi si sveglia e gioca ai videogiochi. Ha successo con le donne perché riesce a imparare a memoria i numeri delle loro carte di credito. Inventore, campione nazionale e unico giocatore di Pallacollo.

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