Wolfenstein: Youngblood

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[RECENSIONE] Wolfenstein: Youngblood

Wolfenstein è una serie che davvero non ha bisogno di presentazioni. Quasi 30 anni fa tracciava la strada che tutti gli FPS avrebbero seguito per molto tempo e grazie a un gran numero di uscite ben distribuite tra le varie generazioni di console è sempre stato in grado di evitare di sparire totalmente dalle scene. Detto ciò, è innegabile che il reboot del 2014 e il suo seguito nel 2017 abbiano dato un notevole boost alla popolarità delle avventure ti B.J. Blazkowicz, rendendo il nome familiare anche ai giocatori più giovani. Youngblood è una sorta di capitolo di mezzo, una sorta di versione ridotta di un Wolfenstein che si riallaccia come un DLC standalone a Wolfenstein: The New Colossus proprio come The Old Blood aveva fatto prima di esso. Ma con una novità: L’intera campagna è giocabile in coop!

Ed è meglio essere chiari sin dal principio: Youngblood deve essere giocato con un amico per riuscire ad apprezzare pienamente l’esperienza. L’alternativa è quella di far prendere i controlli alla IA e purtroppo non è la stessa cosa, andando dal monotono al frustrante in quanto tutto deve essere fatto in compagnia. Ma d’altra parte perché comprare uno shooter cooperativo per giocarlo da solo? Perché magari si è fan della serie? Chiaro, comprensibile, ma non in questo caso. Giocato con l’IA, Youngblood perde metà del suo appeal. Ci siamo? Proseguiamo.

Nonostante la rivoluzione americana abbia avuto successo, concludendosi con la fine dell’occupazione nazista, la situazione è ben diversa nel vecchio continente, dove il dominio nazista scorre indisturbato. Quando BJ Blazkowicz sparisce a Parigi, tocca alle sue figlie rispondere alla chiamata e andare a fare una strage di nazis… ehm, liberare il muscoloso genitore. E buon sangue non mente.

Il gameplay di questo nuovo Wolfenstein è a conti fatti quello già collaudato degli ultimi anni, con un’azione frenetica e fluida che pone enfasi su armi grosse e potenti e un gran numero di nemici a fare da bersaglio. La novità qui è data dall’aggiunta di alcuni elementi RPG, sotto forma di livello di esperienza vostro e dei nemici e della presenza di barre di energia. Sarà possibile sbloccare diverse abilità salendo di livello, purtroppo molte delle quali parte del gameplay base dei capitoli precedenti. Per esempio, non sarà possibile utilizzare due armi alla volta o raccogliere armi pesanti senza averne sbloccato l’abilità apposita, una scelta sensata a livello “filosofico” ma che lascia un po’ interdetti alla fine, sembrando un mezzo passo indietro più che uno in avanti.

Youngblood è visibilmente stato creato con l’idea di coop in mente e richiede una dose di strategia che raramente si trova in altri shooter simili. I nemici sono generalmente tosti e intelligenti, poco disposti a farsi aggirare e la coordinazione e il guardarsi le spalle a vicenda diventano fondamentali per poter arrivare vivi alla fine degli scontri con i nazisti. D’altra parte è pur vero che a differenza dei capitoli principali della serie non manovrerete un super soldato, ma due gentildonne che devono compensare alla mancanza di forza fisica ed esperienza con l’intelligenza e la grinta.

Quando le cose funzionano per il verso giusto, quest’ultima fatica Arkane riesce a mostrare il meglio che la serie ha da offrire. Creare build complementari in grado di controllare tutti gli aspetti del gameplay è indubbiamente soddisfacente, riuscendo a non far rimpiangere di essere un superuomo eccellente sia nello stealth che nell’attacco frontale. Allo stesso modo, la costante presenza di azioni in co-op per aprire porte e generalmente proseguire infastidisce ancora oggi come in tanti titoli con la stessa filosofia, soprattutto visto il gran numero numero di volte in cui queste andranno eseguire.

Per fortuna il level design è generalmente eccellente, offrendo mappe molto meno lineari e più complesse di quanto visto in precedenza. Si nota una maggiore enfasi sull’esplorazione, ripagata spesso dallo scoprire di più sul mondo virtuale e i suoi abitanti.

Attenzione a parte meritano le sorelle stesse, che donano un feeling completamente diverso all’intera avventure essendo a conti fatti due teenager. Ben caratterizzate e con personalità distinte, come ci si aspetta da un titolo Arkane Studios.

Wolfenstein: Youngblood è a tutti gli effetti quanto di più innovativo visto fino ad ora nella serie. Nonostante alcuni degli elementi RPG finiscano per togliere più che aggiungere, il gameplay collaudato riesce a divertire anche con i paletti che un’avventura interamente in coop finisce per piazzare. A conti fatti è bello vedere qualcuno prendersi dei rischi nonostante un semplice cash-in basato sulla formula “squadra che vince non si cambia” sarebbe probabilmente bastato ai più.

E’ vero, magari non riesce a mettere a segno tutti i colpi, ma ha sicuramente da offrire molto sia ai fan della serie che a coloro in cerca di una buona avventura da giocare con un amico. Da evitare in single player.

Recensione a cura di Sacha “Omeganex999” Morgese

COMMENTI
  1. 1.

    Giocato e finito un paio di giorni fa. Una decina di ore tra storia e molte missioni secondare. Mi è piaciuto.

    Ero fermo al primo Wolfenstein (il reboot) e mi era piaciuto molto – il 2 non ho ancora avuto modo di recuperarlo – anche se devo ammettere che Youngblood l’ho giocato interamente in singleplayer. Godibilissimo anche così, ma devo segnalare che è capitato che la sorella controllata dall’IA non mi abbia rianimato anche se ero da parte a lei :bah:

    E’ uno spin-off e la storia è quasi del tutto assente ed è solo un pretesto per sparare. E si spara benissimo, come del resto Machine Games ci aveva già abituati. Oltretutto si vede che allo sviluppo ha collaborato anche Arkane grazie alla maggior complessità del level design. Ovvio, non si raggiunge l’eccellenza come per Prey e Dishonored, ma è comunque un buon passo in avanti per la serie. Unica nota “negativa” è che capiterà spesso di tornare nelle stesse zone per le varie missioni dato che non c’è una struttura a livelli.

    Per la meccanica RPG ho letto molta gente lamentarsene. Boh, a me non ha dato troppo fastidio, ma in un paio di missioni ho trovato nemici decisamente troppo forti che mi hanno obbligato a fare prima alcune missioni secondarie.

Il Buono

  • Gameplay collaudato
  • Ottima caratterizzazione di mondo e personaggi
  • Eccellenti meccaniche coop
  • Inserimento di varie componenti sperimentali...

Il Cattivo

  • ...che non sempre funzionano
  • Azioni coop forzate e ripetitive
8

Scritto da: Gerry "Pintur" Grosso

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