[expand title=”Open” swaptitle=”Close”][schema type=”review” url=”CoPlaNet.it” name=”NBA 2K14″ rev_name=”NBA 2K14″ rev_body=”The KING” author=”Gabriele “gaboman87″ Piacente” pubdate=”2013-10-14″ user_review=”9.5″ min_review=”0″ max_review=”10″ ][/expand]
The KING!
La National Basketball Association è in questo momento colorata rosso fuoco, tinta dai colori della dinastia regnante: i Miami Heat. Visual Concepts e 2K sembrano averlo compreso più di chiunque altro, tanto da dedicare un capitolo della propria serie sportiva sulla palla a spicchi al giocatore più forte della NBA, nonchè stella della franchigia della Florida. Soltanto qualche stagione fa, in molti erano già pronti ad etichettare Lebron James come un grandissimo interprete del gioco, ma non un vincente. Sembrava dovesse finire nel limbo di quei giocatori che, pur dominando sul campo, non sono riusciti a vincere l’anello, come Karl Malone, Charles Barkley, Allen Iverson ecc… James ha adesso due titoli in mano e la prossima stagione si preannuncia rovente, soprattutto in quella Eastern Conference indiavolata dopo i recenti scambi di mercato.
Ecco le tre stelle dei Miami Heat: Dwyane Wade, Chris Bosh, coach Erik Spoelstra e Lebron James. 2K dedica il suo prodotto a una dinastia che dovrà affrontare squadroni come Brooklyn, New York e Indiana, rafforzate dai recenti scambi di mercato.
Visual Concepts ha sviluppato, negli anni, il leader indiscusso dei simulatori di pallacanestro. Qualche anno fa la rivalità con il prodotto EA, NBA Live, poteva avere ragione di esistere; tuttavia il declino che ha portato all’estinzione del rivale, ha condotto a un vero e proprio monopolio. Le ragioni sono molteplici, ma in particolar modo da ricercare nell’approccio con cui 2K ha imposto la ricerca di un realismo quasi assoluto, in contrasto con la spettacolarità fantascientifica dei vecchi NBA Live. Schiacciare è divenuto sporadico, in linea con le vere partite. Del resto non sono in pochi a far notare che il gesto atletico non aggiunge nulla o quasi all’utilità di un giocatore in campo: una schiacciata vale sempre due punti. Il basket Visual Concepts non è noioso nè statico, è semplicemente più vero. L’economia di mercato insegna poi che in mancanza di una vera e propria concorrenza, chi produce impone i suoi prezzi e si adagia sugli allori. 2K ha invece migliorato moltissimo il suo videogioco anno per anno, avvicinandosi moltissimo alla perfezione; con le dovute precisazioni… Andiamo però ad analizzare il gameplay più nel dettaglio.
Al via con la palla a due, e la prima sensazione per chi ha giocato al 13 è un deja vu, che però scompare dopo una manciata di azioni. L’ aspetto che risalta immediatamente è la fisica migliorata enormemente rispetto al precedente capitolo. La pesantezza dei giocatori e i contatti sono riprodotti in modo davvero convincente, in particolare le fasi difensive. Il basket è uno sport dove i contatti fisici sono continui e logoranti, così come incisivi sulle performance atletiche dei giocatori. La pallacanestro virtuale aveva fino ad ora vacillato in merito, riproducendo spesso animazioni di movimenti completamente isolati dagli ostacoli esterni rappresentati dagli avversari. Non parlo soltanto di difesa, dove comunque già NBA 2K11 aveva brillato, ma di contrasti e reazioni alle botte. Prendiamo in esame , ad esempio, i salti a vuoto contro le finte. Adesso il difensore non rischia soltanto di vedersi battuto in palleggio; capitombola sull’avversario con tutto il proprio peso e si becca il fallo. Le penetrazioni risultano difficoltose, se provate all’interno di un’aria affollata. Le difese sono fisiche e possono causare la perdita del pallone da parte dello sfinito palleggiatore, con conseguente contropiede e schiacciata. Le stoppate sono più semplici perché inserite in un contesto con una fisica migliore, dove il tempismo in cui eseguire la conclusione è fondamentale. La palla respinta schizza via con tutta la forza possibile, sembra quasi di percepirla, anche se dietro allo schermo.
I contatti sono riprodotti in un modo davvero convincente, come questa stoppata di James ai danni di Iguodala.
I miglioramenti non finiscono qui: basta osservare i movimenti dei dieci giocatori in campo, sempre meno legnosi e sempre più caratteristici. Esclusa la sua fedele fascetta tergisudore, sarà comunque facile riconoscere Lebron perché si muove in modo molto simile alla sua controparte reale. La perfetta tecnica di tiro del veterano Ray Allen è riprodotta fedelmente ed è altamente efficace (i San Antonio Spurs ne sanno qualcosa). Anche le leggende del passato, di cui parlerò successivamente, riportano indietro nel tempo efficacemente. Ho potuto ammirare le evoluzioni aeree e di Clyde Drexler o i movimenti in post basso di Hakeem Olajuwon. Una grossa novità riguarda l’utilizzo massiccio della levetta destra, sia per quanto riguarda i movimenti del palleggiatore che i tiri e le tecniche avanzate. Il tiro può comunque essere utilizzato in modo tradizionale con la pressione din un unico tasto, però conviene assimilare da subito le novità per fare pratica. Del resto NBA 2K14 è un titolo complesso, che si può padroneggiare completamente a patto di provare e riprovare. Lebron James stesso ci avvisa con il filmato di apertura, in cui a grandi linee spiega quale sia la costanza e l’impegno necessario per arrivare al successo. Il gioco si fa duro… Anche se Visual Concepts ci viene incontro con una gestione degli schemi che è tutta una novità, la Smart Play, che può essere d’aiuto ai meno hardcore. Nel dettaglio, la Smart Play consente di avviare attraverso la pressione dinamica di un tasto, lo schema migliore per il giocatore selezionato a seconda della posizione del campo in cui si trova. Supponiamo di portare palla con Tony Parker, il playmaker degli Spurs, e di voler dare palla a Tim Duncan, in post basso. Una volta selezionato l’uomo, è sufficiente seguire le intuitive istruzioni che ci fornisce la CPU. Ci dice a chi passare la palla e dove spostarci… Così da ottenere migliori tiri e sfruttare al meglio le spaziature.
Ecco Hakeem Olajuwon in azione, il centro dei Rockets campioni NBA ’94 e ’95. In azione appare goffo e poco poliedrico, ma in post basso è uno dei massimi interpreti del gioco mai esistiti. Le caratteristiche di gioco riprodotte fedelmente, permettono una fantasiosa ma verosimile analisi delle differenze tra l’attuale e la vecchia NBA, una gioia per ogni appassionato.
Un’ulteriore novità è data da una modalità di gioco completamente nuova, la LeBron Path to Greatness, che profetizza il futuro di Lebron da qui a qualche anno, proponendone i momenti topici da vivere attraverso partite in cui si controlla l’intera squadra. La modalità è suddivisa in due possibili scenari, uno in cui Chosen One resta agli Heat e consolida una dinastia duratura, l’altro in cui cambia squadra l’anno prossimo (a scadenza di contratto) e intraprende una nuova sfida. Onestamente ho trovato la fantasiosa modalità una trovata degna di lode, ma forse la novità meno importante nonostante la pubblicità che la accompagna. I motivi sono principalmente due: trovo le due possibilità profetizzate estremamente improbabili, visti in particolare gli acciacchi di Bosh e soprattutto di Wade, ma questo potrebbe essere un parere personale e quindi da non tenere troppo in considerazione. Il secondo motivo è che mi sembra soltanto un pretesto per giocare fondamentalmente altre partite, con una storia narrata soltanto a “vignette”. E’ vero che gli anni che passano si fanno sentire sulle prestazioni dei giocatori che invecchiano, però non mi sento onestamente di considerare Path to Greatness come una novità eccellente. Semmai una comunque gradita aggiunta a un titolo spaziale già di suo ed estremamente longevo. Forse avrei preferito la possibilità di rivivere i momenti salienti realmente vissuti in carriera da Lebron, che di certo non mancano…
La nuova modalità dedicata a Lebron è una gradita aggiunta, che però non ritengo personalmente fondamentale. Il gioco resta ad ogni modo longevo e pieno di modalità interessanti.
Ultima (non per importanza) aggiunta riguarda le squadre europee finalmente presenti nel gioco 2K, nella fattispecie tredici team riprodotti su licenza FIBA (comprese due italiane, la Mens Sana Siena e la EA7 Olimpia Milano). Anche se le squadre possono essere utilizzate solo in partita veloce ed è presente un solo palazzetto generico, parametri e dati tecnici sono stati realizzati con cura, comprese quelle differenze fondamentali tra il basket europeo e quello oltre oceano. Addirittura sono state rispettate quelle divergenze fra regolamento FIBA Ed NBA, che magari non tutti conosceranno… Vi faccio l’esempio più eclatante, che è la distanza della linea da 3 punti, che nella NBA è più lontana. Oppure l’assenza della regola dei 3 secondi difensivi in Europa… Giocando con due squadre europee si setta da solo, per partite miste sta all’utente personalizzare il match scegliendo con quali regole giocare. Al di là poi del regolamento, l’approccio alla partita è e deve essere diverso, con squadre NBA fisicamente più forti a vantaggio della spettacolarità, e match europei più lenti e tattici. In futuro sarebbe fantastico ipotizzare un campionato Eurolega completamente giocabile, ma preferisco per il momento elogiare Visual Concepts senza riserve. Oltre alle squadre europee, non mancano team del passato NBA come i Bulls di Jordan, gli Hornets di Larry Johnson o i Run TMC Golden State Warriors… Mancano quest’anno il Dream Team di Barcelona 1992 e la nazionale statunitense, però di carne al fuoco ce n’è tanta…
NBA 2K14 si conferma il massimo per gli amanti di questo sport. Inutile citare ancora la modalità il mio giocatore, probabilmente la migliore in assoluto, così come la cura con cui vengono realizzate stagione e associazione. Questo ricchissimo negozio di caramelle si evolve a vista d’occhio e piace da matti. Il comparto tecnico è visivamente simile a quanto visto nel 2013, con miglioramenti tangibili tuttavia nelle animazioni, nei movimenti e nella verosimiglianza dei modelli poligonali con i giocatori reali.
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- Il miglior gioco di basket mai creato
- fisica terribilmente migliorata
- ricco di modalità
- Nuova modalità LeBron Path to Greatness intrigante, ma non fondamentale. Comunque un valore aggiunto
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- C’è margine di miglioramento nelle texture e nella presenza di campioni del passato
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