Circa uno studio videoludico acquisito su tre ha chiuso i battenti dal 2000 a oggi. È uno dei risultati principali di un’analisi realizzata da Sebastian Cardoso (ex Riot, Crytek e EA), che ha censito 303 sviluppatori PC e console acquisiti da grandi aziende negli ultimi 25 anni, ricostruendone il percorso attraverso dati e fonti verificabili.
Secondo il rapporto, 93 dei 283 studi acquisiti considerati nell’analisi sono stati chiusi, mentre il 60,8% ha registrato un peggioramento dei risultati o ha cessato completamente le attività. Soltanto circa uno su quattro è riuscito a mantenere la propria struttura producendo giochi a un livello pari o superiore a quello precedente all’acquisizione.
I tempi sono altrettanto significativi: gli studi chiusi sono sopravvissuti in media 6,8 anni dopo l’acquisizione, con una mediana di cinque anni. In altre parole, la metà delle chiusure è arrivata entro i primi cinque anni dal passaggio di proprietà.
Il fattore che sembra incidere maggiormente è l’identità dell’acquirente. L’analisi evidenzia differenze notevoli tra i grandi gruppi. Activision Blizzard, per esempio, ha registrato un esito negativo per tutti e 17 gli studi considerati nel censimento, tra declino produttivo e chiusure. Nintendo, invece, non ha perso nessuno dei sei studi acquisiti presi in esame.
Anche altri gruppi presentano risultati molto diversi. Tra i casi positivi vengono citati FromSoftware sotto Kadokawa, Atlus dopo l’acquisizione da parte di SEGA e Housemarque sotto Sony. L’autore individua un elemento comune in diversi di questi esempi: la possibilità per gli studi di conservare una certa autonomia creativa e organizzativa.
Il rapporto mostra inoltre che le vendite dei giochi sono diminuite nel 58,7% dei casi in cui è stato possibile stabilire una tendenza, mentre la valutazione della critica è peggiorata nel 36,6%. Secondo Cardoso, la differenza può dipendere dal fatto che marketing, prezzi e strategia commerciale sono sotto il controllo della società proprietaria, mentre la qualità dei giochi continua a dipendere in larga parte dal lavoro dei team di sviluppo.
La situazione è peggiorata soprattutto negli ultimi anni. Tra il 2019 e il 2022 è stato chiuso un solo studio acquisito presente nel censimento; dal 2023 a ottobre 2026 le chiusure registrate sono invece 33. Tra i casi citati figurano Night School, Nerial e BioWare.
Per capire quanto abbia inciso la crisi generale del settore, Cardoso ha confrontato gli studi acquisiti con un gruppo di 50 sviluppatori indipendenti. Nel periodo analizzato, le chiusure hanno riguardato il 12,6% degli studi acquisiti ancora attivi all’inizio della finestra temporale, contro il 2% degli indipendenti selezionati. Anche i licenziamenti più pesanti risultano più frequenti tra le realtà passate sotto il controllo di grandi gruppi.
L’autore sottolinea però alcuni limiti del proprio lavoro: i dati aggregano acquisizioni avvenute in periodi molto diversi e il confronto con gli indipendenti può essere condizionato dalla difficoltà di individuare le chiusure delle realtà più piccole e meno conosciute. Si tratta quindi di un’analisi articolata, non di una previsione certa sul destino di ogni futura acquisizione.
Il quadro suggerisce comunque che comprare uno studio non garantisce di preservarne il valore creativo e produttivo. La continuità dei team, l’autonomia e le strategie della società acquirente possono fare la differenza tra un’acquisizione che rafforza uno sviluppatore e una che, nel giro di pochi anni, ne porta alla scomparsa.
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