Sam Altman torna sulle dichiarazioni che hanno fatto discutere la community PC, sostenendo che le sue parole sull’utilizzo della RAM nei computer personali siano state estrapolate dal contesto. Il CEO di OpenAI ha risposto alle critiche con un messaggio pubblicato su X, precisando di non voler limitare la memoria a disposizione degli utenti, ma di auspicare un aumento della produzione globale.
La polemica era nata durante un’intervista al podcast Cheeky Pint, nel corso della quale Altman aveva commentato la crescente diffusione dei modelli di intelligenza artificiale eseguibili localmente. Parlando della distribuzione delle risorse disponibili, aveva definito problematica la presenza di grandi quantità di DRAM nei computer personali, sostenendo che spesso venga utilizzata soltanto per una piccola parte del tempo.
«Dal punto di vista della distribuzione globale delle risorse, è piuttosto negativo che tutti abbiano una grande quantità delle limitate scorte mondiali di DRAM nei propri computer, dove viene utilizzata appena il 5% del tempo», aveva dichiarato Altman.
Secondo il dirigente, concentrare maggiormente le risorse nei data center permetterebbe di sfruttare la memoria in maniera più efficiente, soprattutto in un periodo caratterizzato da una forte carenza di componenti.
Le parole hanno provocato numerose reazioni negative tra gli appassionati di hardware e i videogiocatori, già alle prese con l’aumento dei prezzi e le difficoltà nel reperire RAM per aggiornare i propri PC. La situazione è particolarmente delicata perché la domanda delle aziende impegnate nello sviluppo dell’intelligenza artificiale sta contribuendo alla pressione sulle forniture.
Il 4 novembre Altman ha quindi chiarito la propria posizione, accompagnando la risposta alle critiche con una precisazione piuttosto diretta:
«In realtà voglio che il mondo abbia tantissima memoria e che le persone possano installarne quanta ne desiderano nei propri computer. È fottutamente frustrante che questa cosa sia stata estrapolata dal contesto».
Il CEO ha aggiunto:
«Da molto tempo sostengo che il mondo debba aumentare la produzione di memoria».
La spiegazione non ha però cancellato le perplessità della community. Il punto contestato non riguarda soltanto l’efficienza teorica dei data center, ma anche il fatto che la crescita dell’infrastruttura AI stia contribuendo a rendere più costoso l’hardware destinato ai consumatori.
La crisi delle memorie rappresenta infatti un problema concreto per il mercato PC e potrebbe proseguire ancora a lungo. Le rassicurazioni di Altman non cambiano quindi il quadro attuale: gli utenti continuano a fare i conti con prezzi elevati, mentre le grandi aziende tecnologiche competono per assicurarsi le forniture necessarie ai propri data center.
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