[SPECIALE] Tokyo Game Show 2015

A cura di Sacha “Omeganex9999” Morgese

Nuovo obiettivo da 300€ circa, arrivato proprio il giorno prima e per questo senza nessuna possibilità di testarlo. 5 ore di sonno, macchina fotografica e zainetto in spalla per eventuale merchandising, PSVita per perdere un po’ di tempo durante il viaggio e biglietto d’ingresso stampato in un convenience store poco prima di salire in treno. E’ questa la risposta alla domanda “come sei partito Sacha per il Tokyo Game Show?” che nessuno si sognerebbe di farmi.

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Reduce dall’esperienza del 2014, dove per la prima volta in vita mia ho finalmente potuto assistere a questa fiera fino ad allora unicamente sognata, sono partito con un’idea estremamente diversa; niente file interminabili per provare demo di pochi minuti (si ricordano le mie 2 ore e 15 minuti per provare la demo di The Order 1886, dalla durata prevista di 8 minuti, finita da me in 4 e 30 secondi… l’intero staff mi fa i complimenti ed io cerco di resistere alla tentazione di mandarli a quel paese ricordandomi che il karma esiste e tutti loro pagheranno eventualmente per il male che mi hanno fatto), ma solo una passeggiata tra i vari padiglioni per vedere in che stato versa la situazione videoludica in Giappone. Ciò che è scritto di seguito è il resoconto della mia giornata.

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Prima di cominciare, è bene essere onesti con i lettori. In questo articolo non si parlerà molto di giochi, perché gli unici che ho potuto (e voluto) provare, appartengono a piccoli sviluppatori sconosciuti o studenti. Il motivo per il quale ho fatto questa scelta è non solo dovuto alle file interminabili che rendono provare un gioco un’esperienza massacrante (a prescindere da quanto sia bello, 5 minuti non possono valere 2 o 3 ore di attesa), ma soprattutto perché di articoli che parlano dei giochi più famosi ne troverete a bizzeffe, scritti da persone che lavorando nel settore hanno potuto provarli nei primi due giorni della fiera, dedicati alla stampa. Quello che ho fatto io è stato cercare di documentare fotograficamente la fiera e parlare con quanta più gente possibile, i pesci piccoli del settore. Un’esperienza che mi ha lasciato qualcosa, ma che potrebbe essere noiosa per chi è alla ricerca di info sui giochi e sul classico sensazionalismo che accompagna solitamente il Giappone. Se invece volete sapere in che stato è l’industria videoludica in Giappone nel 2015, se volete dare un’occhiata ai vari stand delle case giapponesi e sentire un po’ l’opinione di chi in Giappone vive e studia, continuate pure a leggere!

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Forse non tutti sanno che il Tokyo Game Show non è a Tokyo, ma a Chiba, ergo, dalle zone centrali è necessaria almeno un’ora o più per raggiungere la location. Il Makuhari Messe è ENORME, e per raggiungerlo da casa mia (5 minuti di treno da Shibuya) mi ci sono voluti 4 cambi per un totale di circa 1 ora e mezza. Nulla di terribile, contando che l’anno scorso mi ci sono volute oltre due ore, vivendo in periferia. L’idea quest’anno era di stare lì per l’apertura e incontrare il mio ex collega Justin, americano, con il quale metterci in coda per provare l’Oculus Rift o, in alternativa, il Playstation VR. Nonostante io sia arrivato lì puntuale per l’apertura dei cancelli, nonostante un’ora e passa di attesa sotto al sole per riuscire ad entrare, l’esatto momento in cui riesco ad entrare mi arriva un messaggio da Justin, arrivato 40 minuti prima di me, che mi dice che i biglietti per provare i due visori sono già esauriti. Un’ora dopo l’apertura. Finiti per il giorno. L’alternativa è mettersi in coda per la fila cancellazioni, sperando che qualcuno decida di non andare. Justin ce l’ha fatto, dopo altre 2 ore di fila, ad avere un biglietto per testare il PSVR per 5 minuti nel pomeriggio. Io ho detto no e sono andato per la mia strada. Le impressioni di Justin le scriverò più avanti.

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La prima cosa che mi ha sorpreso è stato l’incredibile numero di pubblicità di Fallout 4. Ovvio che giochi così grandi hanno la loro popolarità anche in Giappone, ma vedere l’ingresso del Makuhari Messe letteralmente tappezzato di manifesti è stato una bella sorpresa. In Giappone uscirà circa un mese dopo al resto del mondo, la pipboy edition è ovviamente già esaurita (e io non ho fatto in tempo a prenotarla e ora costa il doppio in mano ai piccoli negozietti che fanno schifo come tutti gli sciacalli del mondo) e il sottoscritto potrebbe decidere di prenderlo dallo store US perché aspettare non è il suo forte.

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Il TGS occupa le hall dalla 1 alla 11 del Makuhari Messe, ma siccome 1 – 8 e 9 – 11 sono praticamente separate, ho deciso di soffermarmi solo sulla prima parte, in quanto è lì che si concentra la parte videoludica, relegando il 9 – 11 al cosplay e ad altri piccoli sviluppatori. Purtroppo le mie condizioni fisiche mi hanno impedito di recarmici (non sono amante del cosplay, anche se riconosco che il livello dei costumi in Giappone è allucinante).

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Entrato dal padiglione 8 spunta prorompente il padiglione della Konami, bello grosso, dedicato principalmente a PES (Winning Eleven), Metal Gear Online e a quel gioco di baseball coi personaggi pucciosi che vediamo ad ogni fiera giapponese ma che non uscirà mai dal Giappone (Sentaku Pawafuru Pro Yakyu a quanto leggo dovrebbe essere una versione arcade). Interessante il fatto che proprio in questi giorni si è venuti a conoscenza dello stop alle produzioni AAA di questa leggendaria casa, che per chi è cresciuto a pane e videogiochi negli anni 80/90 ha significato molto più che PES. Purtroppo quello che resterà di questa casa leggendaria sarà qualche cabinato arcade, qualche giochino mobile e delle stupide macchinette da pachinko. Metal Gear Online sembra promettere bene e il feedback dei videogiocatori è sembrato principalmente positivo. Ci toccherà aspettare i primi di ottobre per darcele di santa ragione.

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Il mio passo successivo è stato avvicinarmi a un piccolissimo stand, dove un paio di programmatori mi hanno invitato a provare un loro gioco, chiamato Combo Steel. Si tratta di un piccolo Hack N Slash per PS4, ancora in fase embrionale, ma molto carino. I programmatori, un emergente studio cinese, erano lì per chiedere il parere sulla propria creazione, ed è stato piacevole poter chiedergli informazioni sul gioco e poter dire cosa per me andasse e cosa no. Il risultato finale sarà probabilmente totalmente diverso da quanto ho potuto provare in prima persona, ma c’è da dire che a livello di gameplay sembra già avere una sua personalità e l’ambientazione ispirata alla Cina antica aiuta a dare al gioco personalità. Il titolo a fianco, Cyber Horizon, è il prodotto di un altro studio cinese, ma non ho avuto modo di provarlo. Interessante comunque vedere come il numero di programmatori cinesi interessati a sviluppare su PS4 sia già relativamente alto, contando la recentissima liberazione del mercato nel paese.

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Enorme anche quest’anno lo stand di Wargaming.net, famoso per World of Tanks e World of Warships, estremamente popolari anche qui nel Sollevante. Annuncio recente, la versione PS4, che andrà a 1080p/60fps e sarà, ovviamente, free to play.

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Enorme, a ragione, lo stand KT. Per quanto prorompente il testone enorme del Titano per presentare Attack on Titan per le console Playstation (PS3/4/Vita), lo spazio era ben diviso tra tutte le serie classiche della casa (I vari Dinasty Warriors e compagnia bella). Grossa attenzione data a Ni-Oh, esclusiva PS4, che sembra essere un misto tra Onimusha (per ambientazion e tipo di nemici) e Dark Souls (per gameplay). Abbastanza popolare lo stand per Zelda Musou per 3DS di cui ignoravo l’esistenza, ma posso mica essere onnisciente? Il grosso poster con la ragazzina dalle gambe in bella mostra che proprio per un pelo (mai espressione fu più azzeccata) è di Yoru no Nai Kuni (Il paese senza notte), in uscita il primo Ottobre. Il gioco sembra splendido, ma come al solito non è ancora chiaro quando i giocatori occidentali potranno goderne, anche se ci sono buone possibilità per un’uscita nei primi mesi del 2016.

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Mooolto interessante lo stand Namco/Bandai, luminoso e pieno di monitor come pochi. Essendo ultra affollato non mi ci sono avvicinato troppo purtroppo, quindi ho poco da aggiungere oltre alle foto.

Il prossimo passo è stato avvicinarmi all’enorme stand Playstation, sul quale ci sarebbero molte cose da dire. Innanzitutto, Sony è stata l’unica delle tre produttrici di console ad avere uno stand proprio. Nintendo e Microsoft hanno deciso di non partecipare allo show, rendendo l’intero TGS una sorta di enorme pubblicità alla Sony. Quasi tutti i giochi testabili giravano praticamente su hardware PS4, inclusi quelli multipiattaforma in uscita su Xbox One e PC. Prima di parlare di quanto visto alla Sony però, vorrei esprimere un parere su quanto visto delle rimanenti case produttrici di hardware: la totale assenza di Nintendo è l’ennesima dimostrazione di quanto questa casa continui a farsi del male con la sua mentalità retrograda. Il fallimento del Wii U, la prospettiva di una nuova console nel 2016 e lo sfortunato cambio di dirigenza dovrebbero far cambiare qualcosa nei prossimi mesi… quel che è certo è che, per quanto in Giappone il 3DS sia la console più venduta, il mercato mobile difficilmente lascerà spazio alle console portatili in futuro e, se è praticamente certo che Sony non caccerà una nuova console mobile (bisogna tenere però conto che PS Vita non è AFFATTO un fallimento in madrepatria, anzi), Nintendo potrebbe trovarsi in guai molto seri se l’aspettativa è quella di sopravvivere ancora appoggiandosi unicamente alla portatile. D’altra parte è ancora presto per parlare di fallimento perché, se a livello mondiale abbiamo visto negli ultimi 20 anni una battaglia senza sosta tra le tre, in Giappone la popolarità di Nintendo è ancora altissima. Non è raro andare a casa di amici e vedervici dei Gamecube e N64 con Smash Bros o Mario Kart. Ogni casual gamer/social gamer ha qualcosa di Nintendo in casa e anche il sottoscritto non è da meno quando si tratta di giocare con 3 amici.

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Il discorso Xbox One, per quanto assolutamente non critico per le vendite globali, è preoccupante. L’impressione è che Microsoft stia abbandonando il mercato nipponico o comunque che ci sia una certa rassegnazione al fatto che le vendite non saliranno mai. Un vero peccato perché la reputazione del brand qui è tutt’altro che negativa, ma il numero di esclusive è ridicolo se paragonato a quanto viene presentato ogni giorno per le console Playstation. Anche la 3 vede un numero rispettabilissimo di uscite ogni mese, con tanta roba in arrivo nel 2016.

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Sony quest’anno ha deciso di mettere in bella mostra 4 titoli per i quali conta di spingere l’hardware nel periodo “natalizio”, che è da mettere tra virgolette perché in Giappone non esiste il Natale come lo intendiamo noi ed il periodo non è affatto importante come lo è nel resto del mondo. I quattro titoli disponibili sono Call of Duty Black Ops III (Sony si accolla il marketing completo in Giappone, Activision non era presente di suo al TGS), Gravity Dash remaster per PS4, Uncharted The Nathan Drake Collection e Bloodborne: The Old Hunters. Questo non significa che i giochi disponibili fossero solo questi, anzi, Sony al suo stand permetteva di provare anche Destiny: The Taken King, The Tomorrow Children, Street Fighter V, Arslan: The Warriors of Legend e Star Ocean V. Una buona parte dell’esposizione Sony era dedicata come prevedibile al Playstation VR (ex Project Morpheus), con una fila impossibile e diverse demo da provare. Il mio caro collega Justin ha potuto provare una piccola demo della quale al momento mi sfugge il nome, nella quale impersonava un mostro intento a distruggere palazzi con la sua testa. A quanto pare il Playstation VR è leggerissimo, offre un’ottima profondità di campo ed isola perfettamente dall’esterno. Justin si è detto estasiato dall’esperienza, ma avrebbe voluto provare qualcosa di più complesso. Belle le nuove faceplate intecambiabili per PS4, che possono in effetti cambiare il volto della console e il sottoscritto è seriamente indeciso tra la bianca o la rossa per la sua console nera fiammante!

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Al padiglione Xperia era possibile provare i vari cellulari Sony con remote play, per giocare alla PS4 ovunque in streaming, collegando il controller in blutooth. Ciò che è in pratica è già possibile fare con una PS Vita, ma questa volta senza comprare la portatile di casa Sony. Che Sony stia pensando ad un Xperia come il vero successore di Vita? Direi che le possibilità vanno dal “assolutamente sì” al “sul serio vedi qualunque altra soluzione?”. Peccato che non fosse possibile fare foto alle ragazze dello stand perché, wow. WOW! No sul serio, niente foto perché omaccioni giapponesi ti si buttavano davanti, ma WOW!

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Qualche altro passo e si arriva a Grandblue Fantasy, un gioco free to play mobile che ignoravo, ma che aveva uno degli stand più grossi dell’intera fiera, con uno staff spropositato per un giochino F2P. O almeno è ciò che pensavo prima di sapere che questo titolo è stato creato da Hideo Minaiba, art director di Final Fantasy 6 e Tactics (giusto due giochini insomma), con una colonna sonora firmata Nobuo Uematsu, basato principalmente sulle evocazioni. Insomma, a quanto pare il gioco sta fruttando già milioni su milioni e io ho lasciato la fiera senza neppure sapere cosa fosse. Non si finisce mai di imparare, eh?

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Enorme, e c’era da aspettarselo, lo spazio dedicato alla Square Enix. Seppure per noi videogiocatori con una certa età il colosso giapponese sia ancora sinonimo di J-RPG, è oramai da diversi anni che la casa di Final Fantasy e Dragon Quest si comporti allo stesso tempo da sviluppatore, publisher e distributore, sin dallo storico acquisto della Eidos del 2009. E così, oltre ad avere un suo spazio dedicato per le interviste, il colosso tuttofare fa sfoggio della sua capacità di avere il proprio nome non solo su titoli come Assassin’s Creed, ma perfino su bombe come Fallout 4. Se credete che sia un male che la Square Enix abbia iniziato a fare da distributore, sappiate che è anche grazie a scelte simili che i giocatori giapponesi conoscono molte delle serie più amate in occidente, riuscendo in qualche modo a spronare il mercato interno che pare lentamente riprendersi dal suo decennale torpore. Inoltre c’è proprio poco da lamentarsi con Dragon Quest XI, Final Fantasy XV, Kingdom Hearts 2.8 e 3, Dragon Quest Builders e Star Ocean V in produzione, risultato anche dell’apertura di un team di sviluppo nuovo, dedicato unicamente allo sviluppo di RPG per PS4. Insomma, sembrano finiti i tempi bui della generazione passata e la casa di Tokyo pare più intenzionata che mai a diventare un punto di riferimento per l’industria. Nessuna, NESSUNA menzione di Tomb Raider per Xbox One.

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A pochi passi di distanza la Capcom, anch’essa reduce da una generazione non proprio felice ma con le idee abbastanza chiare per quanto riguarda i giochi su cui puntare: Monster Hunter, la saga di Ace Attorney/Phoenix Wright (chiamata qui unicamente Gyakuten Saiban), Street Fighter e Resident Evil. Per quanto io fatichi a sentirmi legato a questa casa come una volta, devo riconoscere la fantasia nel creare i vari scompartimenti della struttura. Quello di Monster Hunter rappresentava fondamentalmente un villaggio del gioco (con ovviamente un’interminabile fila per avvicinarvisi). Tanto di cappello a Ace Attorney, dove l’intero scompartimento era costruito a mo’ di tribunale, con le postazioni per provarlo tra i vari posti della giuria.

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La sezione finale, e in generale la parte finale della mia lunga passeggiata, è stata tra i vari stand delle università e scuole giapponesi, dove ragazzi dai 18 ai 23-24 anni studiano per diventare programmatori/game designer/planner e così via. In quella sezione, per nulla affollata, era possibile non solo provare alcuni giochini PC/mobile (e alcuni esperimenti con Oculus e Kinect), ma soprattutto parlare con ragazzi e ragazze appassionati come noi, che al posto di limitarsi a giocare e parlarne, si danno da fare per diventare i grandi sviluppatori di domani. E così tra una ragazza amante di Dark Souls che sogna di lavorare alla From Software e un’altra che desidera diventare planner di giochi horror, ho avuto l’impressione che il Giappone è tutt’altro che spacciato per quanto riguarda i videogiochi. No, ovvio, non c’erano ragazze appariscenti in mostra per farsi fotografare da quelle parti, ma è stato bello lo stesso dare un po’ d’attenzione e supporto a chi prova ogni giorno a fare attivamente qualcosa per cambiare attivamente la situazione. E chi lo sa che tra quelle giovani facce non si nasconda il creatore di qualche capolavoro di domani?

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Arrivato verso la fine le gambe mi reggevano a malapena, la mancanza di sonno iniziava a farsi sentire e nella pancia avevo un temporale, dopo aver incontrato Justin e averlo salutato, mi dirigo fuori al Makuhari Messe in cerca di cibo. Quello che si vede dalla foto penosa (a causa della situazione sopraelencata) è un ottimo ramen, buonissimo come pochi altri provati in questi miei anni di vita in Giappone. Una degna chiusura a un ottima giornata (erano le 4 del pomeriggio in realtà). Non resta che tornare a casa, editare le oltre 300 foto fatte e pubblicare il tutto.

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Di seguito, tante foto di ragazze (credevate sul serio che non ce ne fossero? Ingenui…)

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Trovate il resto sul mio album su Facebook.

COMMENTI
  1. 1.

    Ho messo la discussione in rilievo per qualche giorno e, già che ci sono, faccio un :up: perchè, visto l’orario in cui è stato pubblicato lo speciale, qualcuno potrebbe averlo perso :welcome:
    2.

    Insomma, per uscire integri dal TGS bisogna solo andare a fare un giro turistico :rolleyes:…Code da 2 ore? Avrei passato anche io :asd:




Scritto da: Max "OminoGiallo" Andreon

Giallo di nome ma non (più) di chioma, è un individuo atipico se confrontato ai suoi simili. Preferisce di gran lunga un joypad usurato ad una quattroruote super-sportiva. Una persona che ha bisogno dei suoi spazi intimi giornalieri con la console. La preferita? La giapponese, sia per il gaming che per il gentilsesso. Ringrazia N per averlo svezzato ludicamente, a pane e Mario-Tetris.

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