God of War Ragnarök

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[Recensione] God of War Ragnarök

Un nemico sospeso nel vuoto brucia tra le fiamme delle mie lame di Atena. Mi fermo un attimo per lanciare l’ascia del leviatano a un nemico e congelarlo momentaneamente, mentre le frecce di Atreus ne immobilizzano un altro. God of War Ragnarok ha una marea di momenti simili di cui potrei parlare, momenti che giustificano l’acquisto del gioco. Ma a guardare i titoli di coda, non sono quelli in cui Kratos infiamma uno dei reami che restano nel cuore.

Il reboot di God of War nel 2018 era uno di quei giochi che non sapevi di volere. Già è difficile creare una serie di successo in grado di durare quasi due decadi e tre generazioni, l’idea di un reboot/seguito in grado di innovare e stupire nuovamente è qualcosa di raramente sentito prima. Eppure è quanto successo su PS4, in un pacchetto estremamente rifinito sul quale è stato detto di tutto, riuscendo non soltanto a superare qualunque aspettative avessi ma a donare una delle esperienze migliori degli ultimi anni. Se condividete quanto detto sopra, allora la situazione è semplice: Ragnarok è il gioco che stavate aspettando.

È importante sapere che, a livello di storia, questo è un diretto seguito del titolo precedente che presume la conoscenza di trama e personaggi, al punto tale da mettere come prima opzione nel menu principale un riassunto degli eventi precedenti. Prenderete nuovamente i panni di Kratos che, accompagnato da Atreus ormai adolescente, vive le conseguenze della morte di Baldur, il profetizzato Fimbulwinter, tre anni di inverno senza sosta. E, ancora una volta, la relazione tra padre e figlio sarà il fulcro intorno al cui tutto ruoterà, con Kratos consapevole del suo destino dopo la visione del murale a Jötunheim.

Lo spartano continua a fare i conti con il suo passato, ma allo stesso tempo è visibile una crescita interiore del personaggio come mai in passato. Nonostante la rabbia del passato sia ancora presente, è visibile un’apertura verso le persone a lui care che cresce con il proseguire della storia e sono proprio quei momenti di cambiamento a lasciare una vera impronta. Il lavoro fatto per trasformare il dio della guerra in grado di sterminare l’intero Olimpo in un essere umano che vede la violenza unicamente come mezzo per difendere gli affetti senza al contempo intaccarne la virilità è impressionante e dimostra un grande rispetto per il personaggio.

Lo stesso rispetto è dedicato ad Atreus, lasciato bambino e ora ritrovato ragazzo, consapevole del suo ruolo in Ragnarok. Sicuro di sé e delle sue abilità, ma allo stesso tempo spaventato dall’enorme responsabilità che lo accompagna. Lo stesso livello di profondità lo si può aspettare in tutti i personaggi secondari, dai grandi ritorni quali Mimir, Brok, Sindri e Freya a quelli nuovi che preferisco non spoilerare dove possibile. Tutti hanno le proprie motivazioni ed un arco evolutivo emozionale che va di pari passo con la familiarità verso i protagonisti.

Uno dei punti unici del capolavoro del 2018 è stata la scelta di una singola telecamera a seguire l’azione, senza nessun taglio. Ragnarok mantiene lo stesso stratagemma cinematografico e riesce nell’impresa anche quando l’attenzione è richiesta lontano da Kratos, evolvendo l’esperimento precedente, dimostrando la fantastica direzione artistica del team Santa Monica.

Le mappe sono ancora una volta principalmente lineari con diverse diramazioni ideate per farvi esplorare e che, generalmente, vi premieranno con loot e lore. Sono presenti diverse aree nelle quali muoversi utilizzando mezzi di trasporto (barca in primis), che tendono a fungere da hub con diverse sottosezioni autocontenute. Sono presenti diversi puzzle, alcuni necessari per farvi proseguire e altri opzionali per sbloccare aree secondarie, oltre alle semplici casse che richiedono l’interazione con tre elementi contrassegnati da rune nelle vicinanze.

Questo approccio di evoluzione più che rivoluzione lo si ritrova anche nel sistema di combattimento. Partendo da una base già eccellente, vi sono una marea di aggiunte a livello di equipaggiamento e potenziamenti in grado di rendere le schermaglie ancora più dinamiche. Oltre ciò che i protagonisti possono fare, abbiamo un numero maggiore di alleati con diverse abilità in grado di dare un ritmo completamente diverso all’azione, ma sono del parere sia meglio evitare di far nomi per evitare qualunque tipo di spoiler e rovinare la sorpresa di un prodotto che vedere nella storia il suo vero punto di forza.

A livello tecnico siamo di fronte a una creatura che non nasconde il fatto di essere un seguito, concettualizzato per la stessa console del capitolo precedente, con i suoi limiti, le migliorie sono più una questione di rifinitura che di rinnovo. Ma rifinitura per qualcosa di già eccezionale in partenza significa ritrovarsi di fronte ad alcune delle viste migliori della generazione precedente e di quella attuale. Dalla realizzazione dei modelli poligonali, alle animazioni di personaggi giocanti e non, il livello è semplicemente inarrivabile per molta della concorrenza, finendo per essere una sorta di canto del cigno della generazione PS4 che, due anni dopo il rilascio della PS5 giunge probabilmente al termine, almeno per quanto riguarda le esclusive di casa Sony.

God of War Ragnarok è esattamente ciò che un seguito dovrebbe essere, prendendo quanto fatto precedentemente e rifinendolo, riuscendo nell’impresa di non solo non deludere, ma anche soprendere e intrattenere per la sua intera durata. Ragnarok riesce a tenere incollati allo schermo senza compromessi tra gameplay, level design e storia e giunti alla fine lascia qualcosa che probabilmente vi porterete dentro per parecchio tempo. Un esempio lampante di come un capolavoro sia molto di più della somma delle sue parti. E Ragnarok è, senza alcun dubbio, un capolavoro.

 

Recensione a cura di Sacha “Omeganex999” Morgese

Il Buono

  • Level design sempre interessante e mai banale
  • Sistema di combattimento unico
  • Trama e personaggi indimenticabili
  • Rifinito all’inverosimile

Il Cattivo

  • I personaggi secondari aiutano un po’ troppo durante alcuni puzzle
10

Scritto da: Gerry "Pintur" Grosso

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