Tutti i miei poteri saranno racchiusi in… Un pennarello.
Dopo aver affrontato adrenaliniche corse in auto, mozzato teste di barbari nell’esercito romano e ridotto a brandelli migliaia di zombies in ogni modo concepibile, avevo decisamente bisogno di un break. Non appena ho avvistato nel marketplace questo platform/ puzzle game dall’ aspetto grafico accattivante, la curiosità ha cominciato a divorarmi. Anche perché, diciamolo, non è è frequente di questi tempi trovare un buon prodotto del genere in questione. Mettete pure ottimo, visto che il voto è in cima alla pagina e l’avrete già visto. Seguito dell’indie game uscito nel 2010 Max & the Magic Marker, Max:The Curse of Brotherhood è un platform costellato di enigmi e trovate di gameplay stimolanti.
Le basi narrative su cui poggia non sono certo il punto forte, visto che la sequenza introduttiva ci mostra un Max intento a far scomparire suo fratello attraverso una formula magica scovata su un motore di ricerca. Il fratellino invadente e innocente a pari misura, viene quindi prelevato da un essere demoniaco che lo conduce in un’altra dimensione. Max si lancia nel magico portale da cui è scomparso per rimediare al proprio errore e salvare il bambino. Come dicevo, giusto un espediente narrativo che fa da cornice al gameplay, degno dei migliori film per ragazzini.
Superati i preamboli, Max è un platform a scorrimento orizzontale, che inizialmente si presenta nel più classico dei modi. Nelle prime fasi di gioco ricorda infatti Donkey Kong, perché pone di fronte a un gameplay rapido e immediato, dove c’è bisogno di pochissime spiegazioni per sentirsi a proprio agio. Presto però si ha modo di mettersi alla prova con gli enigmi che gli sviluppatori hanno sapientemente elaborato. Il pregio più grande di questo titolo è proprio l’alternanza tra sezioni dinamiche e porzioni di gioco statiche in cui risolvere situazioni con ingegno. Non siamo ovviamente ai livelli di un’avventura grafica, però questi intervalli garantiscono sufficiente varietà e forniscono pause gradite alla frenesia. Credo che gli sviluppatori abbiano lavorato avvalendosi di parecchi feedback in proposito, perché la chimica di gioco è gestita in modo superbo, così come il posizionamento dei vari checkpoints. Se, infatti, è facile cadere nelle trappole disseminate nei livelli, raramente si sente il peso della frustrazione e si può ricominciare generalmente da poco prima, imparando a non fare gli stessi errori successivamente. Posso tranquillamente affermare di non essermi mai annoiato…
L’alternanza tra fasi platform ed enigmi è il più grande pregio di questo titolo. Il ritmo generale permette di non annoiarsi mai.
Gli enigmi sono costruiti sulla base delle capacità dell’arma che accompagna Max sin dalle prime fasi di gioco, in cui una stregona strampalata inserisce tutte le proprie abilità magiche all’interno di un pennarello. Questo permette di disegnare e rimuovere determinati ostacoli, senza che venga richiesta alcuna competenza artistica (quindi non preoccupatevi) di sorta. E’ possibile quindi elaborare una strategia, ad esempio, per utilizzare protuberanze al fine di scalare pareti, posizionare le stesse in modo da far scorrere un masso e abbattere un muro o modificare la forma di radici creando scalini… Risolvere alcuni enigmi particolarmente ostici, gratifica immediatamente e fa comparire un sorrisetto ebete nel soddisfatto giocatore. Non mancano quick time events in slow motion in cui utilizzare l’arma con il giusto tempismo, sebbene non se ne faccia uno sgradito abuso (come in molte produzioni odierne). Va detto che il sistema di controlli non è dei più azzeccati, con la selezione del pennarelllo affidata alla pressione del tasto dorsale RT e il movimento dello stesso all’analogico sinistro. Una volta puntato sul giusto oggetto, questo si può far crescere o tagliare a seconda dell’esigenza. Sarò anche imbranato, ma spesso sono caduto nel vuoto spostando l’alter ego virtuale al posto del pennarello e, al di là delle mie incapacità, ho trovato il sistema piuttosto macchinoso. Niente di disastroso, sia chiaro, però avrei preferito che il movimento del pennarello, ad esempio, fosse affidato al movimento del joypad, un po’ come accade in alcune fasi di Dead Rising 3.
Ecco il menzionato pennarello magico. Quella radice, se allungata, può permettere al giocatore di superare il dirupo. L’utilizzo che se ne deve fare non è tuttavia sempre così semplice e intuitivo…
Non mancano i collezionabili, che in genere non apprezzo particolarmente se inseriti senza criterio. In questo caso chapeau, perché sono indubbiamente un valore aggiunto e un pretesto per aumentare il livello di sfida e mettere alla prova le proprie capacità di ragionamento e di osservazione. Ce ne sono di due tipi: gli occhi e gli amuleti. Se i primi sono piuttosto semplici da scovare (non sempre), i secondi garantiscono un livello di sfida soddisfacente. Finire il gioco fregandosene è un vero peccato…
Il comparto tecnico è di grande qualità, soprattutto per essere un gioco a basso budget. Se le ambientazioni sono davvero curate e caleidoscopiche, scade leggermente sui modelli poligonali dei nemici. Niente di preoccupante però, perché il comparto visivo è enormemente appagante. E’ un titolo che si può tranquillamente far girare per mostrare le virtù della nuova console. Al prezzo di quindici euro, è un gioco onestamente che non mi lascerei sfuggire, anche perché gode di una discreta longevità. C’era assolutamente bisogno di un platform a questo livello nella line up Xbox One.
Il Buono
- Alternanza tra sezioni platform ed enigmi ben studiata
- Comparto tecnico e artistico di gran qualità
- Un platform "come si deve"
Il Cattivo
- Controlli macchinosi e migliorabili
- I numerosi checkpoint potrebbero in alcuni momenti abbassare il grado di sfida qualora foste giocatori hardcore. Al contempo, riducono la frustrazione e permettono di non annoiarsi mai.






