
Bound è uscito, abbastanza silenzionsamente, nell’agosto 2016. Nonostante il gioco sia stato accolto positivamente e la presenza dei Sony Santa Monica alle spalle, ha ricevuto molta poca attenzione, probabilmente a causa della natura stessa del titolo. Un gioco artistico, sperimentale a dir poco, un incrocio tra un platform e un dipinto astratto. Forse per la mancanza di attenzione al lancio, forse previsto sin dalla genesi del titolo, Bound sbarca come titolo VR al lancio del visore Sony, con un upgrade gratuito, e lo fa in modo notevole.
Bound si svolge in due mondi separati, quello reale e quello immaginario. Se inizierete la vostra breve avventura nei panni di una giovane donna in dolce attesa intenta ad esplorare una spiaggia, passerete buona parte del tempo nel mondo immaginario che fuoriesce dai disegni presenti nel suo quaderno. Nel mondo immaginario prenderete i panni di una ballerina dalle forme umanoidi, intenta a muoversi tra forme geometriche astratte alla ricerca di una soluzione al problema che affligge il suo regno. E lo farà unicamente danzando, visto che non esisteranno altri possibili modalità di interazione (ad eccezione dei movimenti basilari). Nei fatti Bound, diviso in circa 6 diversi livelli, vi vedrà partire sempre dallo stesso luogo, per seguire però diversi percorsi dove, alla fine dei quali, vi verrà svelata parte della storia relativa al mondo reale.
Ma è il mondo del titolo Plastic Studio a risultare il vero protagonista di Bound. Tutto è formato da forme geometriche semplici (cubi, parallelepipedi e così via) con relativamente poca varietà di colori, a metà tra un quadro astratto e gli scarabocchi di un bambino in un’atmosfera vagamente onirica. La bellezza di certe ambientazioni toglie il fiato, ma giocato in VR c’è un abbassamento generale della qualità che lo rende vagamente “spigoloso” (leggasi aliasing), soprattutto per quanto riguarda gli elementi a distanza. Questo è forse più un difetto del visore che del gioco, ma la differenza di qualità grafica tra ciò che vedrete con la vostra TV è notevole. Detto questo, è l’immersione a rendere il VR ciò che è, e da questo punto di vista Bound non delude affatto.

La modalità PSVR offre un modo molto interessante di contrastare il dannato motion sickness che colpisce, in maniera più o meno grave, coloro che usano visori per la realtà virtuale. Il risultato è un personaggio che si muove liberamente e una telecamera che si muove a “scatti”. Sarete liberai di guardare in qualunque direzione, ma con l’analogico destro potrete avvicinarvi, allontanarvi o ruotare intorno al personaggio. Questo succede con un cambio netto e immediato, e vi renderà una sorta di regista intento a seguire le avventure della danzante protagonista. Certo, si perde un po’ la bellezza delle inquadrature della modalità 2D, ma il risultato è zero motion sickness, facendolo essere uno dei giochi più adatti ad avvicinarsi al mondo della realtà virtuale.
A prescindere da come lo giocherete, Bound è un gioco che finisce in un paio d’ore e offre un livello di sfida praticamente nullo. Non esistono veri e propri combattimenti, solo sezioni in cui dovrete “evitare” particolari oggetti danzando. Allo stesso modo, giocarlo in modalità VR può a volte essere stressante, in quanto non sempre la via davanti a voi è piatta, anzi, il gran numero di salite, discese e scale vi forzerà a guardarvi intorno incessantemente.

Bound è un titolo unico, a metà tra un’esperienza e un platform, e da questo punto di vista riesce bene nel suo intento. Purtroppo il senso di stupore sparisce dopo meno della metà del gioco e, per quanto sia piacevole da guardare, finisce per essere un po’ noioso. Allo stesso tempo, il modo in cui sfrutta il VR lo rendono una buona opzione per chi vuole capire come un platform in 3D possa sfruttare questa nuova tecnologia.
Stress VR: Basso
Effetto VR: Alto
Recensione a cura di Sacha “Omeganex999” Morgese
Il Buono
- Artisticamente notevole
- Esperienza unica
Il Cattivo
- Corto
- Totale mancanza di sfida




